Via libera al Fondo investimenti europeo. Occasione da non perdere, anche in Sardegna

Dopo una trattativa difficile ma tutto sommato rapida con il Consiglio, la Commissione Europea e Banca Europea degli Investimenti (BEI), è arrivata nella tarda serata di ieri l’approvazione del Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS), più noto con il nome di “Piano Juncker“.

Come noto, si tratta di un grande piano di investimenti, che attraverso l’utilizzo di una garanzia pubblica, punta a mobilizzare risorse per circa 300 miliardi di euro e contribuire quindi ad invertire la parabola discendente del livello continentale degli investimenti, sia pubblici che privati.

Sebbene come Gruppo SocialDemocratico al Parlamento Europeo, più volte abbiamo segnalato la necessità di un progetto maggiormente ambizioso, sia nelle risorse impiegate che negli obiettivi, il testo approvato ieri dal Parlamento rappresenta il miglior compromesso ottenibile in questa particolare congiuntura economico-politica.  Le fondamenta del FEIS sono costituite da circa 21 miliardi di fondi messi a disposizione dal bilancio Europeo e dalla BEI, a cui vanno sommati i fondi messi a disposizione dai singoli Stati membri (Italia, Francia, Germania e Spagna in testa, ma in misura minore anche Slovacchia) e a cui si potranno aggiungere ulteriori risorse provenienti da fondi di investimento privati o altri Stati; già nei giorni scorsi diverse sono state le manifestazioni di interesse, inclusa quella della Cina. Grazie a questi fondi, dati in garanzia ai singoli progetti, ed attraverso il meccanismo della leva finanziaria, si prevede di attrarre ulteriori risorse private, ma anche pubbliche, provenienti ad esempio da enti locali o banche di sviluppo.

Per quanto riguarda le specifiche linee guida in base alle quali verranno selezionati i progetti, il regolamento del FEIS indica che saranno finanziati i progetti in linea con gli obiettivi dell’Unione (crescita, occupazione e coesione territoriale). Si punterà su un ampio spettro di settori:

-Nell’ambito della ricerca e dell’innovazione (infrastrutture di ricerca, sostegno alle Università, trasferimento tecnologico);
-Nello sviluppo delle settore energetico, attraverso l’incremento della produzione da fonti rinnovabili, dell’efficienza e del risparmio energetico;
-Nelle infrastrutture per il trasporto e nelle nuove tecnologie per la mobilità urbana “smart” e sostenibile;
-Nello sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, incluse le infrastrutture necessarie legate allo sviluppo della banda larga;

Possono essere concessi sostegni finanziari diretti alle piccole e medie imprese che impiegano fino a 2000 addetti, ma anche enti pubblici e privati, associazioni o raggruppamenti delle precedenti categorie.

Il Piano Juncker mira a produrre un accelerazione verso il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla strategia Europa2020: maggior inclusione sociale ed una crescita sostenibile dal punto di vista ambientale. Dati i problemi di accesso al credito per le nostre imprese private, soprattutto al sud, e i problemi dei nostri enti locali, ingessati dal patto di Stabilità interno, il Piano appare quindi come un’ occasione da non perdere. In Sardegna si potrebbero immaginare progetti volti a migliorare la mobilità all’interno della aree urbane, a partire da Cagliari e Sassari, o un grande piano di ammodernamento della Pubblica Amministrazione che preveda l’efficientamento energetico degli edifici pubblici e la loro connessione alla rete tramite fibra ottica. Infine, si potrebbero cercare anche delle soluzioni per alcune delle industrie del Sulcis, come Euroallumina e ALCOA, messe in difficolta dall’alto costo dell’energia sull’isola.

Il primo progetto Italiano è già stato provvisoriamente autorizzato: si tratta di un piano per ridurre emissioni e consumi di due acciaierie a Cremona e Trieste, che verrà finanziato dalla BEI con circa 100 Milioni di Euro. Speriamo di poter vedere presto approvati anche  progetti rivolti allo sviluppo del sud e della Sardegna.

 

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