Verso un’Unione Economica e Monetaria più coesa: gli spunti di riflessione della Commissione Europea

Lo scorso 31 maggio la Commissione Europea ha presentato un documento di riflessione sul rafforzamento dell’Unione Economica e Monetaria (il cosiddetto Reflection Paper on the deepening of the Economic and Monetary Union).

La pubblicazione del paper in questo particolare periodo storico non è casuale. Nel 2017 non ricorre soltanto il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, ma quest’anno è stato anche segnato dall’attivazione della procedura che porterà alla Brexit nei prossimi due anni.
Inoltre, i molteplici appuntamenti elettorali che hanno caratterizzato questa primavera si sono spesso trasformati in una competizione continentale fra sostenitori dell’integrazione europea e supporter dei movimenti populisti.

Grazie ai risultati registrati in Francia e nei Paesi Bassi da forze politiche tendenzialmente favorevoli all’Europa, la tenuta delle istituzioni comunitarie può per il momento tirare un sospiro di sollievo.

Per questi motivi, è necessario interrogarsi sul futuro dell’Unione Europea e sulle riforme che devono essere intraprese proprio in questo particolare momento storico.

La Commissione Europea ha iniziato a farlo in marzo, pubblicando un Libro bianco di ampio respiro che traccia alcuni possibili scenari di evoluzione dell’integrazione europea. Nonostante il dibattito, anche vivace, sulle alternative proposte sia tuttora in corso, il documento della Commissione ha probabilmente il merito il stimolare una discussione su tematiche di rilevanza cruciale e il paper di riflessione pubblicato alcuni giorni fa sul rafforzamento dell’Unione Economica e Monetaria va in questa direzione.

Gli elementi contenuti in questo documento sottolineano l’importanza rivestita dalla moneta unica. Dopo i primi quindici anni di vita, infatti, l’euro è la valuta di 340 milioni di cittadini e, con l’uscita prossima del Regno Unito dall’Unione, rappresenterà le economie europee che generano l’85% del Prodotto Interno Lordo comunitario.

Inoltre, secondo recenti dati della Commissione e dell’Eurobarometro, nell’aprile 2017 il supporto dei cittadini europei nei confronti della moneta unica ha raggiunto il suo livello massimo (72%) dal 2004 a questa parte.

Le statistiche fornite dalla Commissione mostrano come l’euro abbia garantito la stabilità dei prezzi, con il tasso medio di inflazione diminuito nel corso degli ultimi 45 anni.
La valuta unica ha inoltre annullato i rischi di cambio per i Paesi dell’Eurozona che possono commerciare tra di loro in modo più stabile ed efficiente: in altri termini, come la Commissione Europea ricorda, l’euro “olia” gli ingranaggi del mercato interno.

Tuttavia, nonostante questi vantaggi evidenti, permangono delle criticità che sono state acuite anche dalla crisi del debito sovrano e da una ripresa economica che, sebbene tangibile, in alcuni Paesi stenta ancora a rafforzarsi.

Inoltre, esistono delle divergenze fra Stati membri rispetto al livello di debito pubblico, all’ammontare degli investimenti e al tasso di disoccupazione: in quest’ultimo caso, le differenze fra i Paesi dell’Europa mediterranea e quelli del Nord sono ancora importanti.
È quindi evidente che l’Unione Economica e Monetaria (UEM) necessiti di una riforma che completi e rafforzi le sue funzioni, rendendola allo stesso tempo solida e resiliente di fronte a possibili scenari di crisi.

Le idee proposte nel documento di riflessione dalla Commissione Europea vanno proprio in questa direzione: stimolare il dibattito delle istituzioni europee e delle opinioni pubbliche nazionali con lo scopo di ricercare il consenso su un processo di riforma basato su una visione complessiva, globale e condivisa delle sfide che la UEM deve affrontare, anche alla luce delle inadeguatezze che si sono manifestate in passato. Le linee guida definite riguardano quattro ambiti principali.

Sono dapprima tracciati i macro-obiettivi della riforma: la solidità dell’Unione Economica e Monetaria è necessaria per migliorare i livelli occupazionali, garantire una crescita inclusiva, permettere la convergenza dei diversi Paesi e rafforzare la stabilità finanziaria del Continente.

Si tratta di temi molto attuali: la ripresa economica inclusiva e la diminuzione delle disuguaglianze sono oggetto di un vasto dibattito e, nei giorni scorsi, sono stati ampiamente discussi durante il Brussels Economic Forum, appuntamento annuale di rilevanza internazionale che riunisce esperti, studiosi e personalità che si confrontano sulle sfide e sugli scenari economici più recenti.

La Commissione sottolinea come sia necessario coniugare responsabilità e solidarietà: riduzione e condivisione del rischio devono andare di pari passo affinché tutti gli Stati membri possano ritenere accettabile delle forme di integrazione ancora più strette. In questo senso, il rafforzamento dell’Unione Economica e Monetaria è aperto a tutti gli Stati membri e deve essere supportato dalle necessarie riforme strutturali che favoriscano il processo di convergenza.
Il ruolo dei cittadini e delle istituzioni che li rappresentano è altresì importante: per questa ragione, la Commissione evidenzia che il processo decisionale sulle scelte di politica economica e monetaria debba essere trasparente e sottoposto al controllo democratico.

Le proposte avanzate sono di vasta portata, ma offrono molteplici e concreti punti di discussione. La tabella di marcia tracciata dalla Commissione prevede due fasi: la prima tranche di riforme dovrebbe essere portata a termine, nell’intenzione dei proponenti, entro il 2019, mentre la seconda ha un orizzonte più lungo, fissato per il 2025.

Le sfide da affrontare entro il 2019: Unione Bancaria e Unione dei mercati dei capitali.
Il completamento dell’Unione Bancaria rientra nelle sfide da indirizzare entro il 2019. Risulta infatti cruciale rafforzare il fondo di risoluzione comune, strumento attraverso il quale è possibile affrontare le crisi bancarie di maggiore gravità. Nonostante il meccanismo sia già funzionante, la Commissione puntualizza l’importanza di implementare il cosiddetto fiscal backstop che consiste nel prevedere, nel caso di crisi finanziarie di particolare gravità, una sorta di intervento di ultima istanza da parte degli Stati membri che sia fiscalmente neutro e che limiti l’impiego di risorse pubbliche, comunque necessarie per garantire una maggiore solidità a questo strumento.

L’attuazione del sistema europeo di garanzia dei depositi, terzo pilastro dell’Unione Bancaria, va nella medesima direzione: la Commissione ritiene infatti che debba esserci maggiore omogeneità di trattamento per i risparmiatori e l’esistenza di un meccanismo di protezione unico consentirà di minimizzare i costi per il sistema nel suo complesso in caso di crisi.

Altro tema cruciale da indirizzare entro il 2019 è quello dell’Unione dei mercati dei capitali: il suo progressivo rafforzamento permetterà di garantire a famiglie e imprese fonti di finanziamento alternative e innovative.

L’unificazione dei mercati nazionali dei capitali è particolarmente sfidante anche perché la principale piazza finanziaria del Continente, Londra, fra qualche anno non farà più parte dell’Unione.

Allo stesso modo, un approccio di supervisione maggiormente integrato è necessario affinché le regole comuni siano applicate in modo uniforme in tutti gli Stati membri. Questo aspetto è cruciale per far diventare l’Unione dei mercati dei capitali una solida realtà.

Inoltre, gli elementi di innovazione che caratterizzano l’utilizzo della tecnologia nei servizi finanziari e il loro potenziale di disintermediazione bancaria rappresentano un ulteriore aspetto da indirizzare con riferimento all’unificazione dei mercati, ma anche alla tutela del consumatore.

Orizzonte 2025: verso la creazione di una vera e propria politica economica comune.
Altre riforme necessitano invece di più tempo: quelle che la Commissione auspica che si possano portare a termine entro il 2015 non sono solo ambiziose, ma hanno bisogno di un ampio consenso politico degli Stati membri anche rispetto a temi sui quali, allo stato attuale, non si è ancora registrata una convergenza di vedute.

I cosiddetti eurobond sono ad esempio particolarmente dibattuti, soprattutto perché la Germania e altri Paesi del Nord Europa non considerano questa opzione al momento percorribile. Tuttavia, la Commissione riporta il tema al centro dell’arena politica, proponendo la creazione dei cosiddetti European Safe Assets, titoli obbligazionari simili ai treasury bonds statunitensi che sarebbero emessi dall’Unione Europea e che rappresenterebbero una forma di condivisione del rischio fra gli Stati.

È evidente che una soluzione di questo tipo deve essere accompagnata da un profondo rafforzamento degli strumenti che mirano a un maggiore coordinamento delle politiche economiche nazionali.

Allo stato attuale infatti, la politica monetaria dell’Unione è centralizzata e vede nella Banca Centrale Europea il suo attore principale: altrettanto non si può dire per la politica economica che invece rimane di principale appannaggio degli Stati che si coordinano grazie ai meccanismi del cosiddetto semestre europeo.

Nonostante la Commissione auspichi il rafforzamento della capacità del semestre europeo entro il 2019, l’esecutivo comunitario ricorda anche che in un orizzonte più lungo bisognerà ragionare sulla creazione di stabilizzatori macroeconomici comuni. Questi strumenti sono in grado di attutire le fluttuazioni proprie del ciclo economico: un esempio è rappresentato dai sussidi di disoccupazione che sono in qualche modo citati nel paper pubblicato alcuni giorni fa, anche se la stessa Commissione riconosce che sia necessario calibrare questo stabilizzatore rispetto alle peculiarità dei mercati del lavoro nazionali.

Un’altra proposta che va nella direzione di un maggior coordinamento è rappresentata dalla creazione di un bilancio comune dell’Unione Europea che abbia un impatto più rilevante dell’attuale budget comunitario (che rappresenta soltanto l’un per cento del Prodotto Interno Lordo europeo) e che si basi su un’effettiva capacità fiscale definita a livello comunitario. La Commissione rilancia inoltre il dibattito sull’istituzione di un Fondo Monetario Europeo che negli ultimi mesi ha suscitato entusiasmo, ma anche reazioni più tiepide. L’idea di nominare un ministro delle finanze europeo che sia membro della Commissione e che guidi in modo permanente i lavori dell’Eurogruppo completa il pacchetto di proposte.

L’orientamento al futuro per non ripetere gli errori del passato.
Il dibattito suscitato dalla Commissione Europea, come essa stessa si augura, sarà utile a catalizzare l’attenzione sulla necessità di rafforzare l’Unione Economica e Monetaria come mezzo per raggiungere un più ampio obiettivo di integrazione politica.

Questi primi quindici anni della moneta unica permettono di essere orgogliosi dei successi ottenuti, ma impongono di interrogarsi su quello che non ha funzionato negli scorsi anni e di ciò che ancora necessita un forte miglioramento.

In ultima analisi, da più parti si sottolinea l’esigenza che riforme di ampio respiro siano da fare in momenti che non siano caratterizzati da situazioni di emergenza. L’attuale situazione di moderata ripresa economica rappresenta probabilmente il momento propizio per immaginare un cambiamento orientato al futuro, dimostrando di avere imparato dagli errori del passato.

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