Una ripartenza per l’Europa: la strada per contrastare la disgregazione del progetto comunitario

La crisi del debito greco così come i segnali che arrivano da Inghilterra, Spagna e Polonia danno un chiaro avvertimento: l’Unione deve cambiare e rilanciare il suo progetto, altrimenti sarà consegnata alla storia come un esperimento fallito.
“When in trouble, go big”, dicono gli americani: quando sei nei guai, rilancia. La situazione attuale è il risultato del mancato completamento dell’Unione, perciò per svoltare non serve meno Europa, ma un’ Europa migliore, più forte e più solidale. Per questo la crisi greca va governata ricercando con forza una soluzione condivisa perché le conseguenze di un eventuale default di Atene riguardano tutti gli Stati membri, nessuno escluso.

Soprattutto l’Italia non può permettersi di sottovalutare i rischi: subito dopo il crollo di Atene il mirino della speculazione potrebbe tornare a puntare su di noi e i timori di un rallentamento degli investimenti e di un forte rialzo dello spread sono tutt’altro che remoti. Lo scenario di un Grexit è dunque assolutamente da evitare, soprattutto ora che finalmente si intravedono i segnali della ripresa nel nostro paese.
Mai come in queste ore la Troika ha dimostrato il fallimento delle sue politiche, ancora divise fra l’oltranzismo dell’FMI e la linea più dialogante della BCE -che a sua volta deve vedersela con la forte opposizione del governatore della banca tedesca Weidmann, contrario a prolungare il programma di liquidità di emergenza per le banche greche-. E’ la politica dunque l’unica forza che può riuscire a sbrogliare l’intricata matassa.

Una politica dialogante e ispirata, capace di superare gli egoismi degli Stati, di suggerire politiche di bilancio comuni e comuni interventi sulla disoccupazione, di riportare un giusto equilibrio tra conti e welfare, tra disciplina di bilancio e solidarietà.
Il Piano Juncker e il QE voluto da Mario Draghi rappresentano un passo nella direzione giusta, ma abbiamo bisogno di un vero “new deal” europeo, per rilanciare la crescita e affinché economia e sociale vadano finalmente insieme. L’Europa è al punto di svolta. Dobbiamo agire concretamente, ora, per accelerare i processi di coesione e di crescita: il tempo stringe e i tassi di povertà e la diseguaglianza sociale aumentano a dismisura, nazionalismi e populismi sono all’erta e abbiamo già avuto troppe lezioni dalla storia per non capire quanto siano pericolosi per la democrazia. Dobbiamo prendere coscienza una volta per tutte del rischio che sta correndo l’Europa e invertire la rotta, prima che diventi impossibile farlo.

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