Un Fondo Salva Lavoro per rilanciare l’Unione monetaria

Come i nostri cittadini stanno constatando, da qualche tempo l’Unione Europea non versa in buone condizioni. La crisi economica prima, e più recentemente l’emergenza immigrazione, hanno esacerbato le divisioni tra Stati, facendo risorgere divisioni e focolai di nazionalismo che parevano sopiti. In questo poco confortante scenario, come non mai c’è bisogno di idee e proposte in grado di generare una svolta in grado di rilanciare il progetto politico e ideale dell’Unione e di rispondere alla voglia di maggior integrazione di molti cittadini europei. Una di queste idee arriva dall’Italia.
Ad inizio settimana il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha presentato con una lectio tenuta presso l’Università di Lussemburgo in occasione delle riunioni Eurogruppo ed Ecofin e con una intervista al Financial Times un interessante proposta di condivisione a livello europeo degli oneri associati alla disoccupazione. L’idea, descritta ufficialmente nel documento “European unemployment insurance scheme”, è stata ribattezzata come Fondo Salva Lavoro.
In sostanza si tratterebbe di un meccanismo grazie al quale parte dei costi associati ad aumenti ciclici del tasso di disoccupazione in un determinato Paese, verrebbero condivisi con gli altri Paesi dell’Unione. Infatti, come è emerso durante la crisi, date le differenze e la disomogeneità tra le varie economie Europee le crisi non colpiscono in egual misura tutti i Paesi. Al contrario, guardando alle serie storiche sulla disoccupazione si nota come le differenze siano profonde e non vadano a vantaggio di alcun Paese o di un gruppo di Paesi. Ad esempio, ancora a metà degli anni ’90 era la Germania, alle prese con una difficile integrazione, ad essere considerata come il “malato d’Europa” a causa di un tasso di disoccupazione molto elevato. Appare perciò ragionevole che all’interno dell’Unione i Paesi temporaneamente in difficoltà vengano aiutati da quelli che si trovano in acque meno agitate, per poi ricambiare la “cortesia” quando il ciclo economico sarà cambiato.
L’idea di un’assicurazione Europea sulla disoccupazione non è in realtà una novità. Nella scorsa legislatura, fu l’allora Commissario all’occupazione Laszlo Andor a proporre uno schema simile. La proposta però ha sempre incontrato le resistenze dei Paesi nordici, preoccupati che i trasferimenti legati alla disoccupazione diventassero permanenti e che essi avrebbero finito per togliere ogni incentivo a portare avanti le riforme per i Paesi mediterranei. E proprio per rispondere a queste critiche preventive, la proposta di Padoan introduce significative novità.
Il Fondo Salva Lavoro dovrebbe infatti agire, non già sui livelli di disoccupazione, ma sui flussi. Ovvero a far scattare il meccanismo di aiuti non sarà un determinato livello di disoccupazione, ma il suo rapido aumento, quale che sia il livello di partenza. Nel linguaggio degli economisti si dice verrà tenuta in considerazione solo la componente ciclica della disoccupazione e non quella strutturale.

Non sappiamo quale accoglienza sia stata riservata a questa proposta durante l’Ecofin, ma credo che questa sia una delle poche idee in grado di dare risposte concrete a quei milioni di Europei che a causa della crisi si trovano in una situazione di difficoltà ed al contempo in grado di rilanciare quel processo di integrazione Europea che dopo cinquant’anni pare essersi incagliato.

 

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