Trent’anni di Salvini? No grazie, restiamo umani. Il collante del governo giallo-verde è la paura del diverso.

Lo spirito umanitario è insito nella natura dell’uomo e non può essere represso e soffocato.  Lo ha detto Papa Francesco, affermando che “va protetta la libertà di aiutare gli altri”, a prescindere dal loro status giuridico. Lo ha ribadito, pochi giorni fa la Corte Costituzionale francese, rovesciando la legge anti-clandestini che puniva chi aiutava i migranti ed affermando che il principio di “fraternità” ha forza giuridica e si esplica nella “nella libertà di aiutare il prossimo, con uno scopo umanitario, senza tener conto della regolarità del suo soggiorno sul territorio nazionale”. Infine lo ha ribadito, giovedì scorso il Parlamento Europeo, con una risoluzione in cui si chiede l’impegno dell’UE a garantire il rispetto della deroga “per motivi di assistenza umanitaria” alla Direttiva “Favoreggiamento” del 2002, per la quale sono previste sanzioni penali a chi agevola l’ingresso il soggiorno ed il transito di irregolari all’interno di uno stato europeo. La risoluzione del Parlamento di Bruxelles, a carattere non legislativo,  entra anche nel merito dell’operato delle ONG coinvolte nell’assistenza umanitaria, chiarendo che le operazioni di salvataggio devono rimanere “entro i limiti del mandato stabilito per l’assistenza umanitaria dalla direttiva del 2002, e che le loro operazioni devono svolgersi sotto il controllo degli Stati membri”.
Era esattamente questo il caso della nave Aquarius, prima vittima del giro di vite securitario inaugurato dal ministro dell’Interno Salvini all’inizio del suo mandato un mese fa.  Dalla chiusura dei porti alle Ong alle  promesse di censire i Rom, alle polemiche mai così aspre coi tradizionali partners europei, l’escalation di toni salviniana ha visto il suo culmine il 5 luglio, con la circolare indirizzata ai prefetti e alla Commissione per il diritto d’asilo che chiede una stretta sulla concessione di permessi di soggiorno per motivi umanitari. Insomma, tutto il contrario dello spirito di salvaguardia umanitaria auspicato dal Papa e dal Parlamento Europeo. In vista del vertice dei ministri degli Interni europei avvenuto lo scorso giovedì a Innsbruck, Salvini aveva annunciato che avrebbe chiesto che i porti italiani non fossero utilizzati per gli sbarchi dei migranti da parte delle navi che partecipano alle missioni internazionali.  Ciò a prescindere che le missioni in questione, come Eunav for Med-Sophia, siano frutto di accordi sottoscritti da tutti i paesi UE, Italia compresa, non solo al fine di condividere la gestione dei salvataggi- fin lì a carico solo del nostro paese- ma  per smantellare le reti di trafficanti nel Mediterraneo, e per avviare l’addestramento della Guardia costiera e della Marina libica fino alla presa in carico della relativa area Sar davanti alla costa africana.
Ma nell’era della politica personalizzata, dove conta più il leaderismo che i contenuti, Salvini ha buon gioco a semplificare la realtà con messaggi barbarici che solleticano la pancia degli italiani e contribuiscono ad alimentare le loro paure. Le paure – dell’Europa, delle migrazioni, del diverso, del mondo globalizzato – sono il nuovo perno della politica italiana, il vero collante che tiene unita la maggioranza giallo-verde di governo, più delle proposte e della capacità di trovare soluzioni praticabili ai problemi complessi dei cittadini e della società italiana, dentro un contesto di realtà . Ma per Salvini la realtà non conta, conta la percezione.
Salvini ha buon gioco a dire che l’egemonia della sua leadership durerà 30 anni. Ci sono dei precedenti illustri. La marca nazionalista e securitaria nello stile di governo, l’isolazionismo, l’arretramento nei diritti e nei vincoli umanitari, l’antieuropeismo e la fascinazione autoritaria, il richiamo all’irrazionale e alla paura dell’altro sono i tratti distintivi di esperienze già tragicamente vissute nell’Europa del 900. Il nazismo, con le stesse parole d’ordine governò la Germania per dieci anni, causando la rovina dei tedeschi e milioni di morti nella Seconda Guerra Mondiale. Il fascismo, con Benito Mussolini, durò 20 anni, grazie anche ad una inedita e formidabile capacità di mobilitazione del consenso, basata su slogan e culto della personalità, che trasfigurava l’immagine del Duce in esempio di virilità, ardore e coraggio. Abbiamo visto a quali tragici risultati abbia portato il ventennio fascista in Italia.
Oggi più che mai dunque occorre contrapporre alla propaganda la limpidezza della realtà, al dominio dell’ irrazionale la forza della ragione, all’egoismo la generosità, al desiderio di chiusura il diritto alla libertà dentro confini aperti. Si può fare, torneremo a farlo, come comunità di democratici italiani ed europei, anche chiedendo scusa a chi non si è sentito abbastanza ascoltato.  Ma non consegneremo il nostro futuro a trent’anni di paura.
Non torneremo indietro.

Categorie: Notizie

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