Semestre europeo e governance economica: le raccomandazioni della Commissione all’Italia

Il 22 maggio la Commissione Europea ha sottoposto al Consiglio Europeo una raccomandazione riguardante la situazione economica dell’Italia. Attraverso questo strumento, l’esecutivo europeo guidato da Jean-Claude Juncker ha espresso una valutazione sull’andamento delle riforme e delle politiche del nostro Paese, in particolare quelle che mirano a favorire la crescita e a creare le condizioni per una più solida competitività.

Questo genere di raccomandazioni fanno parte di un processo più ampio. Si tratta del cosiddetto semestre europeo, periodo che va da novembre a giugno durante il quale l’Unione Europea mette in atto il coordinamento delle politiche economiche, di bilancio e occupazionali degli Stati membri. Questo processo è necessario per permettere all’Unione Europea di procedere in modo più integrato anche rispetto a eventuali squilibri macroeconomici di alcuni Stati membri che, nel corso del tempo, potrebbero rappresentare delle esternalità negative sui partner europei. La fase successiva al semestre europeo è rappresentata dal semestre nazionale, durante il quale gli Stati membri portano avanti le necessarie iniziative legislative e contabili per adempiere alle raccomandazioni provenienti da Bruxelles.

Nel caso italiano, la Commissione Europea ha dato il via libera ai conti pubblici del 2017, valutando in maniera positiva gli sforzi compiuti dal governo nazionale con l’approvazione della manovra correttiva dello scorso aprile.

Nel documento di una decina di pagine, l’esecutivo europeo non nasconde tuttavia che l’Italia stia comunque affrontando una situazione di squilibri macroeconomici eccessivi. Nonostante il rapporto deficit/PIL sia sotto controllo (2,1% nel 2017), le preoccupazioni della Commissione riguardano in particolare per l’alto stock di debito pubblico (anche se le previsioni dei prossimi anni ne prevedono una contrazione) e per la produttività ancora debole. La presenza importante di crediti deteriorati (i cosiddetti non performing loans) nei bilanci delle banche italiane rappresentano un’ulteriore fonte di preoccupazione che necessita di essere affrontato in modo strutturale.

Tra le sfide che la Commissione traccia per l’Italia, le più importanti riguardano la diminuzione del carico fiscale per i fattori produttivi, la riforma del catasto e la reintroduzione della tassa di proprietà sulla prima casa per i cittadini con redditi elevati. Quest’ultimo punto è stato accolto in modo tiepido dal ministro Padoan che, invece, preferirebbe che le valutazioni sulle riforme fiscali siano di ampio respiro e non riguardino solo specifiche imposte.

Altri elementi di rilievo riguardano l’efficienza della giustizia civile, i cui tempi sono considerati ancora eccessivi, e il completamento della riforma del pubblico impiego, oggetto in realtà di due decreti attuativi approvati nei giorni scorsi dal governo Gentiloni.
Le raccomandazioni che ogni anno la Commissione e il Consiglio emanano nei confronti degli Stati membri rappresentano l’atto più concreto del coordinamento delle politiche di bilancio e, quindi, della governance economica europea. Tuttavia, negli ultimi mesi non sono mancate le opinioni in favore di un consolidamento di questo meccanismo di integrazione economica e decisionale che prevede la salvaguardia del ruolo centrale della Commissione Europea nel semestre europeo, rafforzando allo stesso tempo il ruolo di controllo democratico esercitato dal Parlamento.

Inoltre, l’attribuzione all’Unione Europea di un’effettiva capacità in materia di politica fiscale, unita all’istituzione di un vero e proprio ministro delle finanze europeo rappresentano, secondo molti, un buon viatico per una reale integrazione delle strategie nazionali che permetta all’orchestra degli Stati europei di suonare le note della stessa sinfonia.

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