Schengen e la sfida della sicurezza, l’Europa unita non arretri sulle sue conquiste.

Ieri a Parigi l’Europa politica si è ritrovata per la prima volta al fianco dell’Europa dei popoli per dire no all’odio e per difendere l’idea di libertà e di democrazia che è alla base del progetto europeo.
Nello straordinario abbraccio fra i capi di stato e di governo si è vista l’Europa possibile, consapevole del suo ruolo e delle sue responsabilità, orgogliosa dei suoi valori, unita come non la si vedeva da tempo. C’è chi ha parlato di una “svolta”, capace di accelerare il processo di coesione e di affermare finalmente il protagonismo del vecchio continente  nello scenario internazionale.Questo auspicabile esito non si realizzerà però che ad una condizione, cioè che lo spirito di unità non sia un soffio effimero ma che poggi sulle solide radici del dialogo e della solidarietà europea.
Per questo chiudere le frontiere o limitare le prerogative di libera circolazione previste dalla convenzione di Schengen sarebbe un arretramento incomprensibile e inutile, capace di pregiudicare proprio quello spirito di unità che abbiamo visto germogliare ieri a Parigi e oggi a Bruxelles, nel minuto di silenzio dedicato dal Parlamento europeo alle vittime delle stragi francesi.In quell’aula i rappresentanti dei paesi dell’Unione hanno raccolto la sfida, dichiarando “Siamo tutti Charlie” contro la violenza, l’antisemitismo, l’islamofobia, a favore della pace e della democrazia. A parlare in nome di tutti è stato il Presidente del Parlamento Martin Schulz: “Risponderemo al terrore con più democrazia, più apertura e più tolleranza”, ha detto, ricordando le parole del primo ministro norvegese Jens Stoltenberg all’indomani di un’altra strage fanatica, quella di Utoya.

Anche questa volta, come allora, la miglior soluzione non sarà quella di rinchiudersi nella paura e nei propri confini: occorrerà invece ripartire dai punti fermi della nostra cultura,  in un patto di civiltà necessariamente chiaro e senza equivoci, ma che non può prescindere dai valori dell’uomo e dell’accoglienza che sono parte integrante di quel modello di libertà, di inclusione e di convivenza che ci rende uniti nella fratellanza europea.

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