Salvini, l’ipocrisia della propaganda urlata contro la forza delle soluzioni concrete

Sulla vicenda della nave Aquarius Salvini ha attuato un braccio di ferro miope e disumano, che invece di spezzare l’isolamento italiano sul tema delle migrazioni rischia persino di ritorcersi contro il nostro paese. Non ci sono solo le ragioni dell’umanità, che impongono di non voltare lo sguardo davanti ai più deboli. Non c’è solo il codice della navigazione, che sanziona l’omissione di soccorso ed impone di salvare i naufraghi, a prescindere da tutto. Non c’è solo la Convenzione europea sui diritti dell’Uomo, che sancisce il diritto alla vita e proibisce ogni forma di tortura. C’è, molto più banalmente la ragionevolezza del dialogo contro l’ipocrisia di chi non più tardi di una settimana fa ha disertato la riunione dei ministri europei in cui si sarebbe dovuto discutere della riforma del sistema di Dublino, che così com’è lascia tutti gli oneri dell’accoglienza ai paesi di primo approdo: l’Italia e la Grecia.
Sarebbe stata un’occasione importante per sostenere la proposta approvata un anno fa dal Parlamento Europeo che prevede l’introduzione di un meccanismo di ricollocamento obbligatorio per tutti i paesi membri dell’Unione. Una riforma coraggiosa, che introdurrebbe il principio della responsabilità condivisa nella gestione delle domande di asilo e che andrebbe incontro agli interessi dell’Italia perché l’onere della competenza non sarebbe più a carico del paese di primo ingresso, ma ripartita sulla base di quote che includono tutti i membri dell’Unione attraverso criteri oggettivi, quali l’esigenza di ricongiungimento coi propri familiari o precedenti periodi di soggiorno in un paese europeo. Ci sarebbero anche meno fondi per i paesi che rifiutino di aderire al programma di redistribuzione.
Ora però il rischio concreto è che questa proposta, fortemente sostenuta dai precedenti Governi Renzi e Gentiloni, venga accantonata a causa dell’ostruzionismo del blocco di Visegrad e di quei partiti, campioni del sovranismo a parole come la Lega ed il M5S, che preferiscono il mantenimento dello status quo e la politica del muro contro muro alle soluzioni concrete. La sconfitta della linea del Parlamento Europeo sarebbe infatti, innanzitutto, la sconfitta dei paesi rivieraschi e di confine come l’Italia, perché significherebbe disconoscere il principio che “chi sbarca in Italia sbarca in Europa” e che tutti devono farsi carico del problema con ricollocamenti e anche con fondi per l’Africa.
Farebbero bene dunque il ministro Salvini ed il nuovo Governo in carica a lasciar perdere le prove muscolari e ad appoggiare, nel tempo che rimane di qui al prossimo Consiglio Europeo a fine giugno, l’unica proposta attualmente in grado di garantire l’interesse italiano e una vera solidarietà in sede europea rispetto al tema migratorio. Se perderemo questa occasione la colpa non sarà in astratto dell’Europa matrigna, ma di chi ha fatto mancare, in tutto questo tempo, i propri voti e la propria presenza nei momenti chiave della delicata trattativa sulla riforma del sistema di accoglienza europeo.

Categorie: Notizie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi