Riforme, nel dibattito europeo si riaffaccia il tema del completamento dell’Unione.

Nei giorni scorsi è apparsa su diversi quotidiani europei una lettera firmata dal Vice- Cancelliere Tedesco Sigmar Gabriel e dal Ministro dell’Economia Francese Emmanuel Macron. La lettera, che ha avuto una vasta eco sui giornali Europei ed in misura minore anche in Italia, è di grande interesse per almeno un paio di motivi.

In primo luogo i contenuti: Gabriel e Macron riaprono un tema delicato come quello sul futuro dell’Eurozona e dell’intera Unione in un momento in cui il progetto Europeo sembra aver perso slancio, stretto fra la pressione della crisi greca e l’avanzata dei vari populismi. I due Ministri riprendono un’analisi già sviluppata qualche anno fa dall’Eiffel Group in Francia e dal Glienicker Group in Germania: è il mancato completamento dell’Unione la causa dei problemi che affliggono l’Europa.

Le soluzioni prospettate consistono in un insieme di riforme strutturali e istituzionali. Tra le prime vengono menzionate riforme volte a migliorare il mercato del lavoro ed il business environment, come l’introduzione di un salario minimo (omogeneo, ma non identico) in tutti i Paesi dell’Unione, l’armonizzazione della fiscalità per le imprese e la creazione (per altro già in discussione in Parlamento) di un mercato unico dell’energia e del digitale. Tra le riforme istituzionali invece, si fa riferimento alla creazione di un budget proprio dell’Unione e di un Fondo Monetario Europeo con poteri in materia di risoluzione delle crisi nazionali (leggi Grecia). Questi accresciuti poteri dovrebbero accompagnarsi con una maggiore legittimazione democratica.

Il secondo motivo d’interesse riguarda invece la provenienza della lettera. Francia e Germania non solo sono le due principali potenze economiche europee: l’asse Parigi-Berlino per anni ha di fatto condizionato la politica Europea, non sempre in senso positivo. Malgrado la loro storica vocazione europeista, entrambe negli ultimi anno hanno frenato una maggiore integrazione, complice l’ascesa dei movimenti nazionalisti interni. Che lettura dare dunque della lettera congiunta Gabriel-Macron?

Non sappiamo se la lettera sia una fuga in avanti dei due Ministri o se rappresenti la reale posizione dei due Paesi d’origine. Si è però creato uno spiraglio nel quale l’Italia deve assolutamente entrare, per il bene nostro e dell’Europa. Siamo la terza economia del vecchio continente, uno dei Paesi fondatori e probabilmente quello ancora più convintamente europeista. Rimanere ai margini del dibattito sarebbe un errore, dirigerlo è possibile, rilanciando con forza e convinzione il cammino delle riforme.

 

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