Ricerca, popoli mediterranei più vicini. Soru: “Ma occorre eliminare le diffidenze”

I cittadini europei e quelli dei Paesi della sponda meridionale e orientale del Mediterraneo sentono l’esigenza di approfondire  la conoscenza reciproca, ma la diversità crea ancora diffidenza e timore. E’ quanto emerge dal rapporto “Tendenze interculturali e scambi sociali”, recentemente pubblicato dalla Fondazione euro-mediterranea Anna Lindh per il dialogo tra le culture. Il rapporto è stato presentato a Strasburgo il 17 dicembre durante la seconda riunione della Delegazione all’Assemblea Parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo, di cui Renato Soru è componente e all’interno della quale presiede la commissione Politica, Sicurezza e Diritti Umani.

A illustrare i dati del rapporto, realizzato nel 2012 sulla base di un sondaggio comparativo condotto da Gallup Europe su un campione di 13.000 persone provenienti da 13 Paesi (Albania, Belgio, Danimarca, Egitto, Germania, Irlanda, Italia, Giordania, Marocco, Polonia, Spagna, Tunisia e Turchia), è stato il presidente della Fondazione André Azoulay (Marocco), prossimo alla staffetta con Elisabeth Guigou, presidente della Commissione Affari Esteri all’Assemblea Nazionale francese.

Il rapporto mostra come due tendenze opposte emergano dall’opinione dei cittadini europei e di quelli dei Paesi della sponda meridionale e orientale del Mediterraneo. Se da una parte la ricerca rileva positivamente un crescente desiderio di conoscenza e comprensione reciproca e di scambio di idee tra “vicini”, dall’altra una percentuale preoccupante del campione ritiene che la diversità sia una minaccia per la stabilità sociale.

Secondo il sondaggio, infatti, circa l’80% degli europei e il 65% del sud e est del Mediterraneo sono interessati a saperne di più sulle questioni politiche, economiche, religiose e culturali dall’altra sponda del Mediterraneo. Tuttavia, per il 47% degli intervistati, la diversità culturale potrebbe avere un impatto negativo sulla società favorendo l’emergere di atteggiamenti xenofobi. Inoltre, è interessante notare che, diversamente da quanto appare nei media rispetto alla realtà religiosa dell’area mediterranea,i risultati del sondaggio indicano un calo della religiosità, che passa dal primo al terzo posto tra i valori fondamentali dei paesi del sud Mediterraneo.

“Sono soddisfatto dell’immagine positiva che emerge in generale dal rapporto sulla convivenza nell’area mediterranea”, commenta Renato Soru. “La condivisione di tradizioni culturali, sociali, e di uno stile di vita simile accomuna i cittadini su entrambi le sponde del Mediterraneo. Non bisogna però rinunciare a lottare contro le forme di discriminazione verso ciò che viene percepito come diverso e contro la xenofobia: per questo”, prosegue l’eurodeputato Pd, “ occorre collaborare con gli attori della società civile che promuovono il dialogo interculturale, sostenendo per esempio iniziative di scambi nella regione mediterranea che portino ad una maggiore conoscenza reciproca e accettazione dell’altro”.

“Per questo”, conclude Soru “condivido quello che è stato sottolineato dal presidente uscente  Azoulay, sulla necessità di guardare con ottimismo al futuro della collaborazione euro-mediterranea a livello di società civile, coinvolgendo in misura sempre maggiore le giovani generazioni”.

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