Renato Soru all’UNISSPE. Simulazione del Parlamento Europeo Università di Sassari

Lunedì 20 novembre ho preso parte, in qualità di eurodeputato, ad un interessante evento organizzato dal dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Sassari.  Il tema è stato: come funziona il Parlamento Europeo? Quali sono i suoi compiti?

Ho provato a spiegarne i punti cardine che permettono lo svolgimento di un lavoro coerente con le necessità di tutti i paesi membri dell’Unione Europea. Insieme ai ragazzi, abbiamo cercato di comprendere quelli che sono i ruoli dei deputati all’interno dei gruppi e come avviene l’approvazione di una proposta di legge tramite le tre grandi istituzioni: Parlamento, Commissione e Consiglio Europeo.

Momento di maggiore stimolo è stato il dibattito con gli studenti che hanno posto domande inerenti a temi d’attualità in ambito europeo. Ripropongo qui alcuni quesiti e una sintesi del mio pensiero a proposito.

Come la Sardegna potrebbe avere un ruolo da protagonista in Europa?

Noi nostri contesti ci abituiamo a certe modalità che poi pensiamo possano essere riproposte anche in contesti più ampi. Ad esempio, come il Consigliere Regionale deve provare ad immaginare e rendere l’isola un paese dove divenga più facile vivere, un parlamentare europeo dovrebbe rappresentare i sardi.

Dovrebbe ricordare che esistono politiche di convergenza, che serve maggior uguaglianza e maggiore coesione tra i diversi territori dell’Europa.

Bisogna investire maggiormente sulle politiche di coesione, stando attenti alle regioni periferiche, alpine e insulari. La Sardegna si può far valere eleggendo dei parlamentari che diano un contributo al progetto comune dell’Unione Europea, ponendo dei quesiti che interessino anche le problematiche dell’isola stessa.

Come i giovani potrebbero incidere in maniera positiva nel panorama europeo?

I giovani sono i veri artefici dell’UE e quando questi giovani cittadini saranno cresciuti con principi europei l’Europa sarà cosa fatta. Non immagineranno più che un tempo servivano i passaporti per passare da uno stato all’altro. Il ruolo dei giovani nella costituzione degli Stati Uniti d’Europa sarà quindi quello di costituirli, in quanto avranno già sviluppato un’identità del tutto europea. Ricordo che nelle città con alto numero di studenti universitari la Brexit ha perso.

Il trattato di Dublino: recentemente vi è stata una riapertura dei dialoghi. Qual è la situazione attuale in ambito di immigrazione?

Mi è capitato di diventare eurodeputato nel 2014, erano passati alcuni mesi dal naufragio del 3 ottobre 2013 di Lampedusa, che provocò la morte di 368 persone. In molti stati europei non c’era ancora la consapevolezza dei numeri e dell’importanza dell’esodo, si trattava di un problema enorme che avrebbe messo a rischio i valori dell’UE. Dissero che ci sarebbero voluti molti anni per “ritoccare” il Trattato di Dublino. Noi italiani che eravamo numerosi nel gruppo S&D riuscimmo a riaprire la discussione. La settimana scorsa è stato approvato un documento del Parlamento che istituisce un gruppo di lavoro per fare una proposta di modifica del trattato, secondo cui un migrante deve essere identificato nel paese di arrivo e il diritto di asilo deve essere garantito dal paese di arrivo stesso. Proprio in questi giorni tale modifica dovrebbe iniziare ad avere effetto.

Qual è il suo parere riguardo l’influenza che riceve l’Unione socio-economica europea a confronto con superpotenze come gli Stati Uniti o la Cina? Come si interfaccia?

L’unico modo per avere rapporti economici è attraverso l’Europa unita. Come potrebbero porsi i singoli stati membri davanti a politiche economiche come quelle che vedono la Cina ampliare il proprio mercato in Europa con i suoi grandi acquisti? L’emergere di grandi potenze, Cina, India, Brasile, Russia, ci ricorda che questo pezzo di mondo chiamato Europa o sarà unito o “non sarà”. Cosa accadrebbe se il progetto europeo non andasse avanti? Qualcuno dice che faremmo la fine della Grecia classica, colpevole di non aver superato la divisione tra le sue città stato per poi subire le conquiste. Le città stato di un tempo sono gli stati nazionali di oggi, questa cosa va capita in maniera definitiva, il nostro percorso è quello di un’ulteriore integrazione europea non solo politica ma anche economica.

Dal punto di vista dei trasporti, della mobilità, qual è attualmente la svolta anti-isolazionista della Sardegna ed in particolare del nord-ovest dell’isola?

L’Europa è guidata da temi economici, libero scambio e libera concorrenza. L’UE ci ha fatto capire che non gradisce il termine “aiuti di stato”. Anche i low cost possono essere incentivati ma con prezzi di mercato e differenziando diritto alla mobilità e diritto all’accessibilità, per questo per esempio è stata penalizzata Alghero e di conseguenza tutta la Regione.

Il diritto alle donne e l’uguaglianza di genere a livello lavorativo e sociale: cosa ne pensa? Crede sia necessario aumentare la tutela?

Parità di salari per parità di lavoro: ancora oggi ci sono statistiche in cui, nonostante si voglia la parità di salario per parità di lavoro, capita che ci siano differenze nette, evidentemente il problema va ancora affrontato. Bisogna continuare a parlare anche di conciliazione del tempo tra casa e lavoro, un impegno che soprattutto le parlamentari donne ricordano spesso ed è sancito in tanti testi, come anche il diritto all’aborto e la libera scelta della donna.

L’Europa ha tradito il sogno?

Il sogno dell’Unione Europa è quello di sentirsi cittadini europei, non solo cittadini di Cagliari o Sassari. Il welfare e lo stato sociale sono la vera bandiera europea. Il diritto alla sanità dell’UE è ben diverso da quello americano e della maggior parte delle parti del mondo. Dobbiamo garantire lo stato sociale in una popolazione che invecchia. Uno dei principi portanti è il progetto di pace e di eguaglianza di diritti e giustizia sociale. Oggi le politiche europee piu conosciute in Sardegna sono i finanziamenti POR, che permettono di finanziare ricerche, studi, erasmus etc, perché l’Europa vuole che superiamo il nostro ritardo di sviluppo. I piani di sviluppo rurale sono gli unici fondi a disposizione per l’agricoltura, si sta cerando di crescere insieme per convergere. Pensiamo alla Spagna di 25 anni fa e al cambiamento che alcune regioni spagnole hanno avuto sfruttando i fondi europei. Noi i fondi li stiamo usando bene? È colpa dell’Europa o colpa delle nostre classi dirigenti? Le famiglie che non incentivano i figli a portare a compimento gli studi stanno percorrendo la strada giusta? Le politiche di convergenza esistono e sono 2/3 del bilancio europeo.

Non c’è ancora stato un compimento, l’Europa ha dovuto concentrarsi negli aspetti finanziari ed economici durante la crisi perché se le imprese non lavorano non si combatte la disoccupazione, tutelare le banche vuol dire anche lavorare per il bene pubblico.

Ogni anno si tiene il semestre europeo in cui ogni stato dichiara il proprio bilancio, la Commissione controlla questi prospetti e fa il fiscal compact cercando di dare delle linee guida. Quello che non viene fatto adeguatamente è l’inserimento nel semestre europeo di dati altrettanto importanti, perché se la povertà sta crescendo non si può aspettare di pagare il debito per ripartire, se si continua a pagare solo il debito si sta costruendo povertà per il futuro. Il semestre europeo non può essere solo fiscal compact ma deve essere social compact, fino a quando i tassi di disoccupazione non saranno simili in tutta europa, fino a quando il livello d’istruzione non sarà simile nei diversi paesi e l’indice di povertà non sarà simile in tutta l’Unione. Un piano di stabilità e di crescita non sarà di certo approvato se vinceranno le destre, le politiche di centro sinistra che puntano su equità sociale e giustizia sociale non sono purtroppo al momento le politiche prevalenti nelle capitali europee.

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