Progetto Progressista, il terzo incontro ieri a Nuoro

Semplicità, burocrazia e giovani, le parole trainanti dell’incontro di ieri.

Ieri in Piazza Satta a Nuoro il terzo incontro dal tema “Un Progetto Progressista, 5 parole per una Sardegna nuova” organizzato dall’associazione Sardegna Europa, nuovamente in piazza per continuare a cercare 5 concetti e riscoprire una cultura comune e un progetto condiviso.
La rete di questi incontri si arricchisce, con parole nuove, e concetti ripetuti. Il dibattito, aperto a chiunque volesse intervenire, oltre gli interventi programmati, ha dato modo a giornalisti, imprenditori giovani e meno giovani, esponenti politici e dell’amministrazione di raccontarsi.

Sono state riprese più volte le parole semplicità, concretezza, chiarezza, che qualche settimana fa a Cagliari hanno avuto grande eco.

La giornalista Maria Giovanna Fossati contrappone la chiarezza alle parole caos e confusione, che hanno portato in decenni di politica alla deriva della politica, lasciando spazio solo a personalismi. Ordine e chiarezza, per far ripartire un partito, insieme alla semplificazione delle procedure burocratiche: “da anni seguo il piano del rilancio del nuorese, un progetto ottimo, decine di milioni di euro per un territorio martoriato come questo, ma sono passati tre anni e mezzo e non è ancora stato speso un euro. Il problemi del passato, continuano a rimanere e la burocrazia continua ad essere un elefante”.
La questione della burocrazia come ostacolo all’imprenditorialità in Sardegna viene ripresa poco dopo da Simone Cualbu, presidente di Coldiretti di Nuoro “la burocrazia ha fatto sì che gli onesti che vogliono creare occupazione si trovino davanti a dei muri, che non gli permettono di lavorare. Un esempio? Il primo insediamento. Tanti giovani hanno speso soldi dietro una promessa, un chimera, si sono insediati, ma dopo due, tre anni, dal bando ancora non hanno ricevuto nulla e sono falliti, falliti ancora prima di iniziare”. Introduce anche un altro concetto fondamentale, ripetuto più volte in queste giornate, l’ascolto: “oggi la categoria agricola non si sente più né rappresentata né ascoltata dalla politica, la politica ha perso la capacità di ascoltare le necessità e le progettualità che la categoria esprime. Non è più tempo di mettere in mano alle tasche pubbliche per sostenere le imprese agricole, che invece ha bisogno di soluzioni strategiche”.
Anche Claudia Sedda, giovane imprenditrice, riprende il concetto: “la burocrazia ostacola il lavoro delle imprese, smorza l’entusiasmo e far perdere di vista i contenuti. è fondamentale semplificare, è l’ostacolo più grande. Vivo questo problema con i progetti di cooperazione transnazionale, ai GAL viene chiesto un malloppo di documenti perfetto nella forma, perdendo di vista il contenuto dei progetti.”

Il contributo prezioso di chi è intervenuto ci offre nuove prospettive per svolgere un’analisi di come stanno le cose, invitare le persone a partecipare alla ricerca delle 5 parole, vecchie e nuove, ripensate, rivisitate, vuole stimolare la ripartenza di una sinistra che forse ha dimenticato dove sono le radici. Dalle voci sentite si vuole prendere la forza per ripartire e capire quali parole si devono conservare, quali si devono rivedere e quali invece vanno accantonate, in nome di una sinistra che si trova ad un punto critico.

In questo senso la sinistra deve ripensarsi, rimettersi in discussione e decidere di chi voglia farsi portavoce, di chi voglia rappresentare. “Dobbiamo tornare a guardare alle periferie, non solo al centro, dobbiamo raccontare chi non studia, chi non ha un lavoro, non solo le eccellenze. Per operare questo processo, dobbiamo tornare al punto di partenza”, conclude Renato Soru.

Categorie: Notizie

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