Progetto Progressista, il secondo incontro in Piazza Santa Caterina a Sassari

Niente di più sbagliato di dire “prima la Sardegna”. Finché ci sarà la regola del primo, significa che ci sarà sempre qualcuno che viene prima, mentre gli ultimi e i più deboli soccomberanno. Questo è quello che sta succedendo oggi in Italia.

Nel suo contributo di lunedì sera, Renato Soru ha voluto introdurre le sue parole: uguaglianza, solidarietà, la generosità e la richiesta di aiuto, libertà, la libertà di espressione, la libertà dalla paura. “Ci tolgono libertà ogni giorno, ci dicono che ci stanno difendendo, ma chiudendo i porti non si fa altro che alimentare la nostra paura, ci tolgono la parola e la l’idea stessa di uguaglianza. Gli scogli economici che stiamo vivendo, ci indeboliscono e ci rendono impreparati alle parole facili e pericolosissime che i politici ci stanno dicendo quotidianamente”, ha proseguito Soru.

Ripensiamoci con obiettivi e concetti ricalcolati, utili non solo a far fronte a queste minacce, ma anche a costruire uno scenario politico credibile, che si riavvicini alle reali richieste del popolo sardo. Per questi motivi, la ricerca delle cinque parole per la costruzione di un Progetto Progressista condiviso, prosegue. Lunedì sera ci siamo ritrovati in Piazza Santa Caterina a Sassari, in un’iniziativa che ha visto la partecipazione di molti nel nome della trasparenza e dell’apertura.

“Sì”, la parola ripresa da molti, un’affermazione vitale che si contrappone ai “no” che erge il governo. Sì all’accoglienza e alla solidarietà, “sì a una società inclusiva, che si avvicina a chi sta ai margini, ai più deboli e agli ultimi” si schiera così Carlo Sotgiu, sindaco di Ploaghe. “Sì” e “scuse” le parole che aprono e chiudono l’intervento di Simonetta Falchi, ricercatrice dell’Ateneo sassarese, che sottolineando l’importanza di ricerca e istruzione, chiede le scuse per ciò che è successo: “per tornare a fidarci abbiamo bisogno di risposte, dobbiamo sapere che i politici abbiano capito di aver commesso degli errori nella gestione degli ultimi anni. La fiducia non si può dare a chi dice che tutto va bene e che sono gli altri a non capire”.

La tutela degli ultimi, di chi è lasciato ai margini, questi i concetti che echeggiano quando si parla di servizi, lavoro e diritti civili. Francesca Arcadu, consigliera comunale e attivista per i diritti delle persone con disabilità, spiega: “Lavoro, sociale e uguaglianza, queste le parole per ripartire. Dobbiamo riavvicinarci ai bisogni delle comunità più lontane e tornare ad intercettare umilmente i bisogni delle persone, programmando politiche coraggiose, in questo periodo di grande disillusione e abbandono di ideali, che ormai sembrano troppo lontani. Dobbiamo riappropriarci del lavoro, dalla prospettiva dei precari a vita, perché se le loro richieste non vengono accolte e trasformate in politiche non solo di sostegno, ma di promozione, saranno merce di politici senza scrupoli, che saranno buoni solo a dire ciò che le persone hanno bisogno di sentirsi dire”.

Giustizia civile, comincia così l’intervento di Barbara Tetti, presidente del MOS (Movimento Omosessuale Sardo). Le sue cinque le rivolge senza filtri ai vertici politici: equità, istruzione e cultura, diritti civili e sociali, soluzioni economiche condivise e restate umani. “La giustizia sociale è alla base del vivere civile, in Europa gli egoismi dei singoli stati stanno facendo grossi danni, in questa situazione complessa, con il braccio di ferro non approderemo in nessun porto. L’odio etnico e sociale verso il diverso e il più debole, ha portato ad uno dei periodi più bui della storia moderna. La situazione italiana, con un governo che parla agli istinti più bassi è inconcepibile, le decisioni politiche devono essere sempre il frutto di approfondite riflessioni e non soluzioni accompagnate da parole piene d’odio e disprezzo verso gli altri. I destinatari di questo odio sono e saranno sempre i più deboli. In questo momento ho paura che si possa tornare indietro, anche se molti sostengono che sulle conquiste sui diritti civili non si possa retrocedere”.

Da queste parole è evidente che esista un sentimento di rivalsa in Sardegna, la voglia di ricominciare è viva in molti di noi ed è fondamentale che chiunque voglia dia il suo contributo. Continuate con noi questa ricerca, scardinare per ricostruire.

Quella di lunedì scorso è stata un’interessante occasione di confronto – tra incoraggiamenti, critiche e qualche accusa – che ha dato spazio a donne, giovani, esponenti politici, sindacati e associazioni, tutti accomunati da un unico obiettivo, trovare quei concetti capaci di mettere insieme la sinistra sarda, per poter ripartire insieme. Accanto allo spazio dedicato ai relatori, un grande pannello bianco, per dare a chiunque la possibilità di dare il proprio contributo, apponendo un foglio di carta con cinque parole. Si delinea uno scenario chiaro, che si allaccia alle proposte emerse dal precedente incontro cagliaritano.

Qui potrete trovare il video che riassume tutti gli interventi di lunedì scorso, grazie a tutti coloro che hanno partecipato.

 

Categorie: Notizie

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