Progetto Progressista, il primo incontro a Cagliari

Progetto Progressista: 5 concetti per una Sardegna nuova, il titolo ambizioso dell’incontro di ieri sera, organizzato dall’associazione Sardegna Europa, che ha chiamato a raccolta non solo esponenti politici, ma anche tutti coloro che si trovano alla frontiera, i sindacati, il mondo dell’agricoltura, del volontariato.
La complessità della nostra regione si contrappone ad un numero ben preciso, cinque, che ha obbligato tutti coloro che sono stati invitati ad intervenire a scegliere con attenzione i punti da discutere e a declinarli in profondità.

Cinque concetti che possano diventare i pilastri di un progetto progressista per la sinistra sarda, in un momento di grande confusione internazionale dove a tutti noi è difficile interpretare ciò che sta accadendo. Il governo, la vicenda della nave SOS Méditerranée Aquarius e politiche altalenanti sono fatti che ci devono far riflettere e che dobbiamo capire e fronteggiare.
La spinta per un evento di questo tipo è ora più forte che mai e nasce da delle sconfitte, “e proprio da queste dobbiamo ripartire”, dice Renato Soru, “perché nessuno ha il diritto di arrendersi e di mettersi da parte, lo dobbiamo a noi stessi e alla nostra comunità”. “Questo progetto di sinistra”, continua Soru, “deve provenire dall’anima profonda della Sardegna e da una consapevolezza diffusa, e dietro cinque parole, che dovranno essere dense di significato e che dovranno raccontare ciò che abbiamo in mente di fare”.

Nonostante la lunga lista di interventi e l’eterogeneità degli attori chiamati in causa, si è delineata una linea di intervento netta, con un occhio al futuro: Accoglienza, Lavoro, Cultura, Cooperazione e Territorio le parole che meglio riassumono le idee presentate ieri. Concetti complementari e declinabili in mille accezioni differenti. Attorno ad esse un anello di temi satelliti, come il problema dello spopolamento dell’isola, la formazione professionale e l’istruzione, i giovani, l’innovazione, l’ambiente, l’agricoltura, la solidarietà e la fiducia tra le parti.

La trasversalità dei temi trattati è emersa già nel primo intervento, dove tra molti altri argomenti si è introdotto quello dell’accoglienza. Matteo Lecis infatti, parlando dell’importanza della diversità e biodiversità che contraddistinguono il nostro territorio, ha evidenziato la funzione dell’accoglienza come risorsa, per restituirci il ruolo di terra accogliente: “dobbiamo passare da politiche di welfare a politiche di welcome di impatto internazionale, per andare avanti servono contaminazione culturale e diversità” sostiene il Consigliere Comunale “puntando ad innovazione, sviluppo e formazione professionale”. Ma accogliere non significa solo far avvicinare e portare a noi, dice Francesca Fantato, ma anche “avvicinarci nostra volta e capire come funzionano comunità tenute lontane ed escluse dalle dinamiche politiche, come gli immigrati, i giovani e le donne. Solo così potremmo creare una Sardegna nuova”. Il tema dell’accoglienza si lega inoltre a quello della crisi demografica, come sostenuto fra gli altri da Michele Carrus “siamo una regione grande e poco popolata, non possiamo sperare di far fronte da soli alle sfide del mercato, la politica dell’accoglienza per noi è vitale, attraverso essa saremo capaci di ripopolare la nostra terra e di valorizzare i nostri servizi collettivi: la cornice di tutto questo si chiama lavoro.”

Le relazioni tra lavoro giovani e innovazione, sono appunto i principi che hanno nutrito il dibattito. Dopo aver sottolineato l’assoluta necessità di inserire all’interno del progetto come obiettivo chiave lo sviluppo di un sistema di trasporti efficiente interni ed esterni all’isola, altro fattore chiave dello sviluppo economico, Thomas Castangia parla di lavoro e cultura. Nel suo discorso, la necessità di una politica del lavoro equa e moderna, si intreccia con innovazione e tecnologia. La sfida per il lavoro in Sardegna è quella di fronteggiare l’innovazione tecnologica sfruttandola a proprio favore per migliorare le condizioni attuali, senza che essa vada a sostituire il capitale umano. Prosegue poi “se decidiamo di investire in innovazione e di trasformare il modello di sviluppo in Sardegna, abbiamo la necessità che la nostra isola diventi un presidio per la conoscenza e la formazione con la capacità di attrarre nuovi talenti, senza competenze e conoscenze è impossibile governare i processi economici di oggi. Occorre rivedere e finanziare nuovi investimenti strategici in questo settore.”

Ieri si sono messe in discussione le architravi della sinistra in Sardegna, si è dato spazio a nuove prospettive sulla nostra situazione, cercando tra le nuove proposte i punti di unione. Si tratta del primo di un ciclo di incontri che si svolgeranno in giro per la Sardegna e che continuerà a dar spazio ad altri attori locali diffusi sul territorio, in modo che tutti possano portare il proprio contributo ad un progetto nascente, nella speranza di iniziare un percorso condiviso e ragionato.

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