Prima gli italiani? No, prima le televisioni

Chi ha un po’ di dimestichezza con la politica e con la televisione sa che l’accoglienza trionfale tributata ieri al ministro dell’Interno Salvini negli studi Mediaset non è stata un caso. L’incursione nel salotto domenicale di Barbara d’Urso, nell’ora di massimo ascolto, ha dato modo di far sapere a milioni di italiani che quella stessa sera il leader della Lega e Silvio Berlusconi si sarebbero incontrati a cena per guardare il match Cagliari-Milan e per discutere “il futuro del paese”. Che tradotto significa: intesa sul nome di Marcello Foa alla Rai in cambio di garanzie sui tetti pubblicitari e sulle concessioni tv (a cui i Cinquestelle minacciano di rimettere mano) e accordo su elezioni regionali ed europee.

E’ questo il volto della nuova destra in Italia: una coalizione che si ricompatta sulla base del reciproco interesse, lasciando campo libero alla nomina di un estremista quale Marcello Foa alla presidenza della Rai pur di salvare gli interessi di Mediiaset e favorire la scalata al potere della Lega, ovvero di un partito che rivendica onestà e cambiamento e che invece deve rispondere della sparizione di 49 milioni di euro davanti al popolo italiano.

Marcello Foa, lo ricordiamo, è tutto tranne che una figura di garanzia per il servizio pubblico televisivo.
Vicino alle posizioni più estreme dei nazionalisti-sovranisti è funzionale alla comunicazione della prospettiva antieuropea di Salvini. Funzionale al progetto di riportare indietro la storia d’Europa ad una situazione che è stata capace di regalarci due guerre di sterminio nello spazio di trent’anni. Una prospettiva che da sola dovrebbe dovrebbe metterci tutti in allarme e spingere il popolo italiano a riflettere più attentamente.

Foa è colui che, nei giorni caldi della querelle su Paolo Savona durante la recente formazione del governo, davanti al rigoroso svolgimento della funzione del Presidente Mattarella, reagÌ sostenendo rumorosamente la richiesta di impeachment. La dice lunga sul possibile atteggiamento della Rai nei confronti delle nostre istituzioni repubblicane.

Con il controllo di tutto il sistema radio-televisivo e di molta parte dell’informazione stampata non basteranno i blog ed i social a salvarci da nuove tentazioni autoritarie.

Siamo dunque ad un passo grave e pericoloso, che mette a rischio la pluralità dell’informazione in Italia attraverso un inedito blocco televisivo pubblico-privato, il tutto nel silenzio complice del Movimento Cinquestelle, a cui forse troppo presto era stata concessa la fiducia di tanta parte degli elettori di sinistra.

Categorie: Notizie

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