PER UN PARTITO INCLUSIVO, TRASPARENTE, UNITARIO. AL SERVIZIO DELLA SARDEGNA

Care e Cari democratici,

Ho deciso di scrivervi alcune righe per aggiornarvi sull’attuale dibattito all’interno del nostro partito regionale, poiché non mi sfuggono la preoccupazione diffusa tra i nostri iscritti e gli elettori a seguito delle ultime riunioni della nostra Direzione Regionale e di quanto ne viene riportato dalla stampa.

Vi scrivo poiché è mio convincimento profondo che il PD debba diventare sempre più una comunità politica accogliente, aperta e trasparente.

Nelle scorse settimane, ed ancora nell’ultima Direzione, si è molto discusso di come si debba intendere la vita del nostro partito, e su quale debba essere il modo migliore di dare un contributo alla politica sarda attraverso di esso.

Non si tratta, come la drammatizzazione delle cronache vorrebbe, di uno scontro finale, ma certamente questa è una discussione molto seria che riguarda la natura stessa del Partito Democratico, di come è e di come vorremmo che fosse: un partito governato fuori dagli organismi statutari da un ristretto  gruppo di persone, oppure un partito governato dagli organismi ed animato dalla partecipazione di tutti gli iscritti ed elettori.

Si tratta, come vedete, di qualcosa che ci riguarda tutti. Per questo mi permetto di ripercorrere con voi alcuni passaggi della mia relazione alla Direzione regionale del 5 marzo.

Ad oggi c’è un Segretario in carica e c’è un partito che svolge regolarmente i suoi compiti. Ad esempio, attraverso l’ interlocuzione con la Coalizione di centro-sinistra, con il Presidente della Regione e con la Segreteria Nazionale del Partito Democratico. C’è una Segreteria di cinque componenti che rimane aperta al contributo di quanti vorranno arricchirla ancora con il proprio apporto e con l’assunzione di un pezzo di responsabilità. Grazie a questa Segreteria il tesseramento 2015 si è chiuso bene, con 11600 iscritti: persone vere, come voi, che hanno deciso con un gesto autonomo e concreto di partecipare e di investire nel Partito Democratico in Sardegna.

C’è chi ritiene che in questo momento il Segretario non abbia più una maggioranza e  considera terminata l’esperienza politica di questa Segreteria. Io credo che gli unici in grado di stabilire se il Segretario abbia o meno una maggioranza dovrebbero essere  i cittadini sardi attraverso lo strumento delle Primarie. Questa è l’idea su cui è nato il PD: sottrarre le decisioni più importanti dal controllo di gruppi ristretti restituendole non solo agli iscritti ma in maniera più ampia a tutti gli elettori del Partito.

Il tema vero infatti non è chi fa il Segretario, ma che tipo di partito abbiamo e che partito vogliamo avere:  io credo che tutti vogliamo un partito aperto, trasparente, contendibile attraverso regole democratiche, chiare e uguali per tutti.  Di questo dobbiamo essere pienamente coscienti.

La domanda che dobbiamo porci è se un partito di questo genere deve essere governato dalla stessa limitata maggioranza che ha sostenuto un candidato segretario alle Primarie o se può, anzi deve, includere tutti, con uguali diritti e responsabilità,  nella dimensione di una comunità politica che si riconosce come tale ed ha la volontà di collaborare insieme.

Dobbiamo chiederci se ha davvero senso riferirsi a uno schema maggioranza-minoranza che porta al perdurare delle divisioni in gruppi cristallizzati  anche dopo il momento congressuale, a prescindere dalle questioni vere, dai grandi temi che interessano la vita dei sardi.

Noi non siamo una coalizione di correnti. Siamo la stessa comunità politica. I nostri  documenti congressuali, presentati dai diversi candidati alle primarie, non vengono da pianeti diversi ma sono facilmente sovrapponibili e componibili, poiché condividiamo la stessa storia e gli stessi valori di fondo, anche se con accenti e sensibilità personali diverse.

Siamo la sinistra  che ha combattuto contro la partitocrazia, contro l’idea dell’occupazione di ogni ganglio della vita pubblica da parte della politica. A maggior ragione non possiamo assistere alla degenerazione della partitocrazia accettando la correntocrazia. Questo cedimento ce lo possiamo evitare e lo dobbiamo evitare ai sardi.

Quindi care e cari Democratici, vi dico che dobbiamo fare tutti uno sforzo e un passo avanti. Dobbiamo rimettere al centro del nostro dibattito il merito, le idee, i temi veri, una visione di Sardegna e di futuro, rapportandoci gli uni agli altri non come avversari di corrente  ma come  una vera comunità politica, capace di stare insieme davanti all’opinione pubblica, davanti agli elettori, dentro alle istituzioni.

Non c’è un’alternativa. Dobbiamo assumerci una responsabilità collettiva.  Per questo attendo un passo avanti dalle persone di buona volontà e da quelli che vorranno contribuire a rendere questo partito una casa comune trasparente, inclusiva, forte, al servizio della Sardegna.

Ho fiducia.

Cari saluti,

Renato Soru

Categorie: Notizie,Primo piano

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