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CIRCOSCRIZIONE ISOLE

I segreti del nostro dna rivelati da una ricerca sarda. Nella conoscenza la chiave della competitività.

di Renato Soru | 15 settembre 2015
Tra le tante difficoltà e cattive notizie di ogni giorno , credo sia utile sottolineare una bellissima notizia ampiamente riportata su due pagine nel quotidiano La Repubblica di martedì 15 settembre.

La scoperta compiuta dal gruppo di ricerca del professor Francesco Cucca nell’ambito del Progetto ProgeNia, pubblicata in questi giorni su Nature Genetics, racconta la Sardegna migliore: quella in grado di creare nuovi e migliori posti di lavoro, di attirare finanziamenti internazionali e di sviluppare intuizioni importanti a partire dalle sue specificità.

Con un lavoro immane, i ricercatori sardi hanno sequenziato il DNA di oltre 2000 volontari ogliastrini, riuscendo ad individuare i geni responsabili della bassa statura e quelli che regolano l’emoglobina e i livelli del colesterolo e di trigliceridi nel sangue. Un risultato che apre la strada a futuri studi per mettere a punto nuove terapie contro le malattie cardiache e alcuni tipi di anemie.

La farmacologa Elena Cattaneo oggi dalle pagine di Repubblica descrive in modo coinvolgente ed appassionato l’importanza dei risultati ottenuti con questa ricerca. Ma sottolinea anche un’altra cosa: alla capacità di attrarre finanziamenti esteri per milioni di euro (quelli del progetto europeo  Horizon 2020 e quelli dell’ National Institute of Aging americano) fa riscontro il bassissimo grado di investimenti italiani sulla ricerca scientifica di base.

Mentre altri paesi continuano ad investire massicciamente nella ricerca genetica e nel sequenziamento delle loro popolazioni , noi rischiamo di rimanere indietro  nonostante la qualità dei nostri studi e la bravura dei nostri scienziati.

Poiché la partita per la competitività nei prossimi anni si giocherà tutta nell’ambito della ricerca e della conoscenza, occorre dedicare maggior attenzione a questi ambiti, in Italia e soprattutto in Sardegna. Per la nostra isola è cruciale l’investimento in istruzione, a partire da quella di base sino alla formazione accademica. Ed è fondamentale creare sinergie fra il mondo dell’Università, della ricerca e dell’economia.

Conoscenza e ricerca rappresentano uno straordinario volano in grado di annullare il fattore insulare. La politica dovrà tenerne conto, orientando concretamente le proprie politiche di sviluppo.
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