L’Europa non volta le spalle all’Africa: la Commissione Europea annuncia l’aumento dei fondi per la cooperazione

Il presidente della commissione europea Junker, in visita a Monaco, ha rilanciato il tema delle regole d’asilo comuni, sottolineando che non è possibile che alcuni paesi portino molto più di altri il peso della gestione della crisi dei migranti. Sono necessarie soluzioni europee, non nazionali, che devono arrivare quanto prima.  Junker ha anche parlato di una nuova politica per l’Africa, poiché “agire in Africa è più saggio e più economico”.  Parole, quelle del presidente Junker, cui ha fatto seguito subito dopo l’annuncio della proposta della Commissione Ue per il nuovo budget del Servizio europeo per l’azione esterna, per il 2021-27, che prevede un aumento di risorse da 94,5 a 123 miliardi, pari al 30% dei fondi da destinare in massima parte (89 miliardi di euro) allo strumento di Cooperazione internazionale, Sviluppo e Vicinato. A dare l’annuncio l’Alto Rappresentante Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, che ha spiegato come lo Strumento per la Cooperazione poggerà su tre pilastri: geografico, con attenzione particolare ai Paesi del vicinato e dell’Africa sub-sahariana; tematico, per il sostegno a democrazia, diritti umani, società civile e stabilità; e di risposta rapida, per rispondere alle crisi velocemente e portare avanti attività di prevenzione dei conflitti. Si propone inoltre di assegnare 11 miliardi allo Strumento umanitario, e 10,5 al nuovo Fondo per la pace, strumento che dovrebbe contribuire a migliorare la capacità dell’Unione europea per prevenire i conflitti, costruire i processi di pace e garantire la sicurezza internazionale. La proposta prevede anche l’allocazione di 8,9 miliardi di euro, vale a dire il 10% degli stanziamenti totali previsti, sulla gestione dell’emergenza migratoria, con un’ulteriore riserva di 10 miliardi di euro da impiegare in particolari situazioni di crisi.
Si tratta di una notizia importante sia per il volume delle risorse allocate (89 miliardi) sia perché la finalità del loro utilizzo è comunque destinata, direttamente o indirettamente ad affrontare e rimuovere le cause delle migrazioni massimamente provenienti oggi dal Sud del mondo. Dopo il caso doloroso della nave Aquarius, dunque, ecco una prima risposta ancora insufficiente ma che marca una volontà precisa dell’Europa a non voltare le spalle all’Africa.
Ma ancora non basta. C’è l’urgenza, come ha ricordato il presidente Junker, di uniformare le regole d’asilo in tutti i paesi membri dell’UE.  Il Parlamento Europeo da tempo lavora in questa direzione ed è ormai da un anno che la proposta di riforma del sistema di Dublino che elimina il criterio del primo ingresso e introduce il meccanismo di ricollocamento obbligatorio giace in attesa di essere approvata, nell’ultima data possibile del prossimo Consiglio Europeo di fine giugno. Per questo occorre una forte determinazione dell’Italia, che nella scorsa legislatura ha fortemente sostenuto, coi governi Renzi e Gentiloni, il principio che “chi sbarca in Italia sbarca in Europa”. Una proposta che ha visto latitare, in sede europea proprio quelle forze che oggi guidano il nostro paese, la Lega ed il Movimento Cinquestelle. I campioni della difesa degli interessi e dei confini nazionali oggi affermano che bisognerebbe stroncare i flussi gestiti da trafficanti senza scrupoli che mettono a rischio nel mare Mediterraneo le vite di migliaia di persone disperate. Per fare questo però, la Lega avrebbe fatto bene a non astenersi ed il M5S avrebbe dovuto evitare di votare contro il decreto Missioni approvato dalla Camera il 17 gennaio, che stabiliva per l’appunto un piano di cooperazione e di presenza di personale militare italiano in Niger nell’ambito di una più ampia operazione di supporto coi paesi del G5 Sahel e coi partners statunitensi  ed europei già presenti nell’area, sostenuta dall’ombrello  diplomatico della “Coalizione per il Sahel” a cui l’Ue non aveva fatto mancare il suo contributo.
Ecco perché temi complessi come quelli che riguardano le cause delle migrazioni ed il futuro di convivenza possibile fra aree geografiche ed interi continenti non possono essere lasciati alla discrezionalità di soluzioni localistiche dettate degli egoismi nazionali ma necessitano la fatica della mediazione e del confronto nelle sedi ampie delle istituzioni sovranazionali ed europee.  Non possiamo fare tutto da soli. Abbiamo bisogno dell’Europa e del dialogo europeo per risolvere problemi complessi. Solo così otterremo risultati concreti e duraturi.

Categorie: Notizie

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