Le condizioni e le prospettive dell’Unione Economica e Monetaria al centro del dialogo fra Mario Draghi e il Parlamento Europeo

Lo scorso 29 maggio il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha partecipato al cosiddetto Dialogo Monetario, scambio di vedute trimestrale con i membri della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento. Attraverso questo processo, gli eurodeputati esercitano il loro ruolo di controllo rispetto all’operato della Banca Centrale Europea.

Se l’indipendenza della BCE rappresenta un requisito fondamentale per la conduzione della politica monetaria e per il mantenimento della stabilità dei prezzi, le sue attività sono esercitate a beneficio del quadro macroeconomico dell’Unione Europea e hanno conseguentemente un impatto tangibile sulla vita di cittadini e imprese.

Per questa ragione, in un sistema caratterizzato da pesi e contrappesi istituzionali, il ruolo di controllo del Parlamento, unico organo direttamente eletto dal popolo europeo, appare cruciale e deve essere esercitato con uno spirito di reciproca collaborazione.

Il quadro dipinto da Draghi comprende degli elementi incoraggianti: il PIL reale dell’Eurozona cresce da 16 semestri consecutivi e il livello di disoccupazione è il più basso dal 2009 a questa parte.

Tuttavia, questa ripresa riguarda il quadro economico continentale nel suo complesso: in molti Paesi, tra cui l’Italia, le condizioni sono tuttavia più deboli.

Draghi ha inoltre sottolineato come la BCE continuerà ancora ad agire attraverso gli strumenti di politica monetaria per stimolare consumi e investimenti, prerequisiti per il ritorno dell’inflazione a livelli vicini al due per cento. Secondo Draghi infatti gli interventi di politica monetaria sono ancora necessari. È interessante notare che, per quanto la relazione fra globalizzazione e bassi livelli di inflazione sia dibattuta da più parti, molti commentatori e studiosi suggeriscono come i legami commerciali sempre più stretti, ma anche le innovazioni tecnologiche, abbiano in parte modificato le dinamiche inflattive.

Un rafforzamento delle servizi finanziari basati sulla tecnologia (Fintech) e del loro potenziale di disintermediazione bancaria potrebbero inoltre avere un effetto sui meccanismi di trasmissione della politica monetaria. Queste sono sfide che richiedono non soltanto attenti ragionamenti propri dell’analisi macroeconomica, ma anche uno sforzo importante di immaginazione per pensare agli scenari che caratterizzeranno la società del prossimo futuro.

Il presidente Draghi ha manifestato l’esigenza di aggiornare il quadro istituzionale e il funzionamento dell’Unione Economica e Monetaria per renderla sempre più solida e resiliente. Questo sforzo riguarda sia le istituzioni comunitarie sia i singoli Paesi. È infatti opinione di molti che l’Unione Europea, oltre a richiedere agli Stati membri di riformare le loro politiche per raggiungere migliori livelli di competitività e inclusione sociale, debba compiere dei passi in avanti, anche coraggiosi.

Alcune di queste opzioni sono attualmente oggetto di ampio dibattito a livello comunitario, anche alla luce del recente paper della Commissione Europea. Si tratta, ad esempio, della possibilità di una vera e propria capacità fiscale dell’Unione e dell’istituzione di un ministro europeo delle finanze. Questo garantirebbe una maggiore unitarietà in materia di politica economica e, nonostante le specificità nazionali, permetterebbe di remare con più forza verso un approdo comune.

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