La richiesta del Parlamento: maggiore collaborazione per sicurezza e difesa

Secondo un’indagine dell’Eurobarometro svolta a marzo 2017, il 68% degli europei vorrebbe maggiori interventi da parte dell’UE per quanto riguarda la difesa e la sicurezza.
In un clima internazionale molto incerto, tornano di attualità le politiche per la difesa in Europa, con il Parlamento che presenta alcune possibili soluzioni in materia.
Il Parlamento europeo è sempre stato un sostenitore convinto della cooperazione europea in tema di sicurezza: gli Stati membri rimangono le autorità competenti per la difesa, ma secondo molti eurodeputati dovrebbero dimostrare un maggiore impegno politico, aumentare gli investimenti, condividere le informazioni e unire le risorse a livello comunitario per proteggere meglio i cittadini. Così facendo si aprirebbe la possibilità di creare sinergie e aumentare l’efficienza di tutti i 28 Stati senza arrivare alla creazione di un esercito europeo.

L’UE è il secondo più grande investitore mondiale per la difesa con una spesa di 206 miliardi di euro nel 2016, seconda solo agli Stati Uniti che nello stesso anno hanno speso 546 miliardi di euro. Ma è chiaro che gli investimenti da soli non bastano. La proposta degli eurodeputati è di aumentare la spesa nazionale per la difesa fino al 2% del PIL e ostacolare gli sprechi causati da duplicazioni delle spese, eccedenze e ostacoli agli appalti.

Investimenti e cooperazione
I budget per la difesa sono calati con la crisi economica e con loro sono diminuiti anche gli investimenti in ricerca e sviluppo. Una soluzione, secondo il Parlamento, sarebbe quella dei progetti di ricerca collaborativi. Il budget dell’Unione non può prendere il posto degli Stati membri in materia di difesa ma potrebbe fornire supporto a quei paesi che lavorano insieme. Da novembre 2016 la Commissione europea ha istituito il Piano d’azione europeo in materia di difesa e il Fondo europeo per la difesa, per sfruttare al massimo i risultati e rendere ancora più efficienti le spese in materia di sicurezza.

Ci sono diversi sistemi di protezione nell’Unione Europea e l’interoperabilità delle capacità dei singoli stati è uno dei punti deboli che secondo il Parlamento deve essere affrontato. Gli eurodeputati hanno anche proposto che i ministri della difesa si incontrino in una formazione del Consiglio diversa, per meglio sincronizzare la pianificazione e mettere in pratica una Revisione coordinata annuale sulla difesa.

Il contesto internazionale e la difesa reciproca
Il cambiamenti geopolitici fuori dai confini dell’Unione, sommati al terrorismo, ai cyber-attacchi e all’insicurezza energetica rendono evidente che nessuno stato può farcela da solo. Sia il trattato sull’Unione europea (art.42.7) sia la NATO (ART.5) prevedono una clausola di mutua difesa. Sebbene i deputati sostengano una “autonomia strategica” a livello UE, secondo il Parlamento un’Unione europea della difesa rafforzerebbe la cooperazione dell’UE con la NATO e dovrebbe essere sviluppata in questo senso.
Il Parlamento ha sottolineato inoltre il bisogno di ulteriori riflessioni sulle future relazioni fra Regno Unito e Unione europea, in particolare nel campo delle capacità militari. Allo stesso tempo la risoluzione che definisce i punti fermi del Parlamento per le negoziazioni UE-Regno Unito, adottata il 6 aprile scorso, mette in guardia contro un possibile scambio fra sicurezza e il futuro delle relazioni economiche.

Integrazione
La Commissione pubblicherà cinque documenti di riflessione fino alla fine di giugno per lanciare un dibattito sul futuro dell’integrazione europea. Ogni documento è dedicato a un tema specifico: la dimensione sociale dell’Europa, la globalizzazione, l’unione economica e monetaria, la difesa e le finanze. I documenti contengono idee e scenari su come potrebbe essere l’Europa nel 2025. L’iniziativa terminerà a metà settembre con il discorso annuale sullo stato dell’Unione del Presidente Jean-Claude Juncker.

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