La necessità di immaginare un futuro comune

Il discorso sullo stato dell’Unione che il Presidente della Commissione europea Juncker ha pronunciato questa mattina davanti al Parlamento offre l’opportunità di riflettere sulle principali sfide che l’Europa è chiamata ad affrontare nel prossimo futuro.

Come immaginiamo l’Europa fra trent’anni? Quale percorso dobbiamo compiere, insieme, per lasciare ai nostri figli un’Unione più forte, frutto del completamento del progetto europeo intrapreso con coraggio dai padri fondatori?

Considero anche io importante che l’Europa rimanga il continente della solidarietà. La nostra comunità non è una fortezza e non dovrebbe mai diventare tale.

Per questo sono contento che il Presidente Juncker abbia espresso parole di apprezzamento nei confronti dell’Italia per la tenacia e la generosità con le quali il nostro Paese sta affrontando la sfida posta dai fenomeni migratori. Juncker ha ricordato che l’Italia sta difendendo l’onore dell’Europa nel Mediterraneo: sono parole importanti che rendono un tributo ai nostri sforzi.

È chiaro però che soluzioni a queste sfide epocali richiedono coraggio e uno sforzo comune da parte di tutti. Uno sforzo collettivo che metta in risalto i nostri comuni valori dell’accoglienza, della coesione e della solidarietà. Questi princìpi sono ineludibili se vogliamo che l’Unione europea continui a essere un progetto innovativo dal punto di vista civile e politico.

Un progetto all’avanguardia non soltanto per i valori di inclusione e solidarietà, ma anche per la forte sensibilità ambientale che differenzia la nostra Europa da molte altre realtà. Per questo la lotta ai cambiamenti climatici deve essere portata avanti senza tentennamenti, con la consapevolezza che le risorse del pianeta sono limitate e che dobbiamo fare di tutto per preservarle per chi verrà dopo di noi. Ritengo che le strategie proposte dalla Commissione europea vadano nella giusta direzione.

Sappiamo bene che i passi da fare verso una compiuta Unione politica sono ancora tanti. Il rafforzamento dei meccanismi di difesa comune, necessari per combattere la piaga del terrorismo, ma anche per il passaggio da un’Unione monetaria a una più solida e completa integrazione delle politiche economiche sono un ulteriore tassello in questa direzione.

Il quadro economico attuale registra una costante ripresa in tutti i Paesi dell’Unione con una crescita media del 2%. In Italia i progressi sono un po’ più lenti, ma il peggio sembra essere alle spalle. Questo non deve farci però dimenticare che dobbiamo impegnarci ancora per ridurre la disoccupazione, in particolare quella giovanile: attraverso il lavoro si acquisisce la sicurezza economica, si rafforza la dignità di ciascuno e si accende la speranza verso il futuro.

L’Europa ha il compito di contribuire alla creazione delle condizioni necessarie per favorire un ampio livello di inclusione dei suoi cittadini, garantendo allo stesso tempo degli standard sociali minimi comuni, come ha giustamente ribadito il Presidente Juncker.

Vedo quindi con favore le proposte fatte dalla Commissione europea che mirano a istituire la figura di un ministro dell’economia e delle finanze dell’Unione, a garantire una linea di budget europea per intraprendere comuni politiche economiche e a rafforzare l’Unione bancaria. L’aumento delle risorse relative al Fondo europeo per gli investimenti strategici va nella stessa direzione e permetterà di rimettere in moto con maggior vigore gli ingranaggi dell’economia reale. Sto già dando il mio contributo su questi temi, a partire dalle attività  della Commissione parlamentare per gli Affari economici e monetari di cui faccio parte.

Gli spunti e gli stimoli del discorso di oggi sono tanti. Il Parlamento ha il compito di coglierli, di favorire e ampliare il confronto per cercare soluzioni condivise. Le trasformazioni ambientali, demografiche, politiche e tecnologiche sono di una tale portata che dobbiamo rendere attuali le nostre risposte alla domanda di pace, libertà, sicurezza e uguaglianza dei cittadini alla quale i padri fondatori hanno contribuito con la creazione del progetto europeo. Per questi motivi, i nostri sforzi richiedono profondità d’analisi e condivisione, ma anche uno sforzo d’immaginazione strategica che renda queste risposte credibili e durature.

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