Il sistema trasportistico della Sardegna

Lo scorso 11 maggio, il Congresso regionale della UIL Trasporti ha dato l’opportunità ad addetti ai lavori e ad esponenti del mondo politico di fare il punto sullo stato dell’arte del sistema trasportistico della nostra Isola.

È un periodo di particolare fermento per il settore. Da una parte le criticità legate alla continuità territoriale, sia aerea sia marittima, dall’altra l’orizzonte delle gare per l’affidamento del trasporto pubblico locale entro dicembre 2019.

Un altro elemento particolarmente rilevante nel contesto isolano è rappresentato dal tema della portualità che non è limitato soltanto al rilancio del Porto canale di Cagliari, ma riguarda anche il recente annuncio della Commissione europea su una possibile indagine nei confronti delle autorità portuali italiane che, secondo l’esecutivo di Bruxelles, potrebbero avere usufruito di aiuti di Stato non giustificati.

In questo contesto, è di primaria importanza capire quanto lo strumento degli aiuti di Stato possa condizionare l’effettiva capacità di un territorio insulare di godere del diritto alla mobilità. Ci sono infatti casi in cui questa esigenza deve prevalere sulla tutela di un mercato unico libero e concorrenziale.

È evidente che la condizione di insularità non garantisca un pieno e immediato soddisfacimento del diritto alla mobilità: le azioni dell’Unione europea in materia non possono quindi prescindere da questo assunto di base.

Non più tardi di un mese fa, il Parlamento europeo si è espresso sul tema attraverso l’annuale rapporto sulla concorrenza. Questo documento mira a fare il punto della situazione su diversi aspetti del mercato unico, dai trasporti all’energia, e cerca di valutare le politiche concorrenziali messe in atto nell’Unione, anche alla luce del regime che regola gli aiuti di Stato.

Il rapporto di quest’anno cita esplicitamente l’articolo 174 del Trattato di Funzionamento dell’Unione europea che fa riferimento alla tutela dei territori più svantaggiati, compresi quelli insulari, ed esprime delle considerazioni che, se messe in pratica, andrebbero a giustificare deroghe al regime degli aiuti di stato rispetto all’esistenza di alcuni condizioni specifiche.

In particolare, con l’approvazione del rapporto, il Parlamento europeo prende atto che gli aiuti di Stato possono essere strumenti indispensabili per assicurare la presenza di infrastrutture adeguate e per garantire l’erogazione di servizi di interesse economico generale, dall’energia ai servizi di trasporto.

Nel rapporto, si enfatizza anche il ruolo che lo Stato può ricoprire. Un suo intervento è spesso il migliore strumento di policy per fornire servizi che sono cruciali nel supportare territori isolati, remoti e periferici, nonché le isole dell’Unione e che la connettività delle regioni periferiche e delle isole è essenziale per sostenere livelli accettabili di sviluppo economico e sociale.

In generale, nonostante la normativa relativa agli aiuti di Stato per la tutela del diritto alla mobilità resti ancora controversa, definizioni giuridiche più chiare sugli handicap territoriali ai quali sono soggetti le aree insulari europee conferirebbero a questa spinosa tematica degli elementi di certezza di cui beneficerebbero tutti i soggetti coinvolti, siano essi enti locali od operatori presenti sul mercato della mobilità.

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