IL POST BREXIT E QUEL MIX DI REGOLE E STRESS TEST CHE RISCHIA DI AUMENTARE L’ INSTABILITA’ FINANZIARIA IN EUROPA

IL POST BREXIT E QUEL MIX DI REGOLE  E STRESS TEST CHE RISCHIA DI  AUMENTARE L’ INSTABILITA’ FINANZIARIA IN EUROPA

La Brexit segna un punto di svolta nelle politiche comunitarie e nella cultura europea che deve ritrovare i valori originari riuscendo a imprimere una maggiore compattezza in un progetto politico che perde un tassello importante della sua storia. Il referendum si è configurato come un improprio baratto tra la politica nazionale e la visione storica, che deve, per forza di cose, avere uno sguardo più ampio e lungimirante.

La Gran Bretagna rimarrà un membro a pieno titolo dell’Unione finché non chiederà ufficialmente l’attivazione dell’articolo 50 dei trattati che darà il via alle procedure di uscita, ma resta per ora priva di rappresentanza all’interno della Commissione.

Una delle prime ripercussioni del voto inglese nell’europarlamento sono state infatti le dimissioni del Commissario Jonathan Hill ,responsabile per i mercati finanziari continentali.

Le competenze precedentemente assegnate a Hill sono infatti per ora state assegnate da Juncker al vice-presidente Dombrovskis.

Per sancire il passaggio di consegne tra i portafogli dei due commissari, la Commissione parlamentare Econ, nella settimana della Plenaria a Strasburgo, si è confrontata in audizione con il vice-presidente lettone.

È stata questa l’occasione per discutere diversi temi di particolare rilevanza per i mercati finanziari continentali.

In particolare, uno degli argomenti più dibattuti è stato quelle delle turbolenze che hanno investito il settore bancario di alcuni Paesi, tra cui l’Italia.

Il punto è che l’attenzione dei mercati e delle autorità di vigilanza europee sembra focalizzarsi sull’eccesso di crediti deteriorati ancora presenti nel sistema italiano, trascurando altri indicatori, presi in esame per verificare la stabilità delle banche negli Stati Uniti, ad esempio.

Il prossimo 29 luglio l’EBA, l’autorità bancaria europea, completerà gli stress test. Il Governo italiano sta discutendo con la Commissione possibili soluzioni per permettere di effettuare gli eventuali aumenti di capitale necessari,  al riparo dalla speculazione internazionale.

Gli stress test e le attività delle autorità di vigilanza europee, sebbene molto attente ad alcune criticità come i crediti deteriorati, tralasciano altre fonti di instabilità quali l’eccesso di leva finanziaria o il peso dei derivati in alcuni istituti.

E mentre la Deutsche Bank solo due anni fa superava agevolmente gli stress test europei, ha recentemente fallito quelli effettuati dalla Federal Reserve americana. La principale banca tedesca è stata definita dal Fondo monetario internazionale come “la banca più pericolosa al mondo per la stabilità globale”. Questo, a dimostrazione del fatto che la resilienza delle nostre banche è un valore messo in discussione da alcune regole e da criteri che non sono oggettivi, ma che dipendono da quali indicatori si vogliono prendere in considerazione. Ed è su questo punto che dobbiamo incidere.

Ho quindi voluto chiedere in audizione al commissario Dombrovskis  se il sistema di regole messo in piedi nell’Unione europea – peraltro ancora incompleto per l’assenza dell’ultimo pilastro, il più importante, ovvero il sistema di assicurazione dei depositi –  non si concentri sui problemi sbagliati, finendo per creare più instabilità anziché ridurla.

Ho interrogato il nuovo responsabile per i mercati finanziari circa la possibilità, presente nella Direttiva sulle Risoluzioni Bancarie, di attivare delle garanzie pubbliche nella ricapitalizzazione preventiva degli Istituti in difficoltà, sulla linea del confronto in atto tra il nostro esecutivo e la Commissione.

Le riposte che ho ricevuto confermano la parziale apertura della Commissione su questo punto: Dombrovskis ha infatti dichiarato che, sebbene debbano verificarsi specifiche condizioni affinché le clausole di flessibilità vengano applicate, le regole saranno usate nella loro interezza.

La discussione tra la Commissione ed il Governo Italiano va quindi avanti.

Quello che auspichiamo è che stavolta la Commissione lavori per ridurre le turbolenze finanziarie e non per accentuarle: in un periodo di estrema incertezza seguito alla Brexit, è d’obbligo evitare prese di posizione rigorose dagli esiti incerti e controproducenti.

È opportuno ricordare, infine,  che proprio in questi giorni la Bank of England, con politiche accomodanti e non di maggior rigore, ha sospeso la regola degli accantonamenti di capitale da parte delle banche, per dare il maggior sostegno possibile all’economia reale in un momento di particolare necessità ed incertezza.

E’ di questa stessa flessibilità finanziaria che l’Europa ha bisogno in questo momento per non restare intrappolata in una tempesta perfetta

 

 

 

 

 

Categorie: Notizie,Primo piano

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