GRECIA, LA VERA SFIDA DOPO IL REFERENDUM: RILANCIARE IL PERCORSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Il 5 luglio ad Atene ha vinto la linea di Tsipras, il no contro l’austerity e contro i creditori. Ma chi si è aggiudicato veramente in questa partita? In realtà rischia di non vincere nessuno: non la Grecia, costretta a tornare al tavolo del negoziato per evitare l’uscita dall’euro ed il ritorno ad una valuta nazionale deprezzata e incapace di sostenere il sistema economico ellenico. Non l’Europa, che col  Grexit ha poco da guadagnare e molto da perdere, a partire dalla cambiale da 300 miliardi di euro elargita con una buona dose di cinismo speculativo alle banche greche a rischio insolvenza. In gioco però non ci sono solo gli interessi dei creditori, ma una posta ben più consistente: l’idea stessa di Europa, così come l’abbiamo conosciuta fino ad ora.All’Europa dei popoli, patria di diritti e della democrazia, oggi si contrappone  un’Europa delle burocrazie finanziarie e dei rinascenti egoismi nazionali. L’integrazione economica e monetaria, senza un’integrazione  politica, mostra tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, a scapito delle aspirazioni comuni dei cittadini europei. Occorre ripensare alla radice un modello ormai avvitato dentro una spirale di rigidi parametri e di austerità, per tornare all’idea originaria dei padri dell’Unione.

Il no della Grecia non è stato, come dicono Grillo e Salvini, un no all’euro.  Al contrario, dai sondaggi è emerso che circa l’80% degli elettori greci desidera rimanere in Europa e dentro la moneta unica.

Piuttosto, i greci hanno espresso a gran voce l’esigenza un’Europa diversa: basata sulla crescita, sulla solidarietà, sui diritti, contro il potere di condizionamento delle lobbies e della finanza internazionale. E’ importante riconoscere le grandi responsabilità della Troika, accanto a quelle dei passati governi ellenici: le ricette proposte dall’ FMI con il benestare di Commissione e Banca Centrale Europea sono state totalmente fallimentari ed hanno portato la Grecia in un baratro ancora più profondo. D’altro canto è innegabile che sia stata la Grecia stessa a richiedere l’aiuto della Troika a causa del dissesto finanziario causato da decenni di politiche dissennate.
Per trovare una soluzione allora, bisognerà decidersi a mediare fra le richieste dei creditori e quelle dei debitori: gli errori commessi nel passato dai governanti di Atene non possono essere scontati con i sacrifici di chi, quando quegli sbagli son stati commessi, non era nemmeno nato.Siamo in una fase cruciale. L’Europa può implodere su se stessa o può trarre dalle difficoltà la forza per portare a compimento il processo di una vera integrazione federale. Non mancano nel passato esempi di grande visione e generosità, a cui ispirarsi anche oggi: Helmut Kohl ebbe la grandezza di perdere un’elezione pur di portare avanti il progetto Europeo. Vedremo se i suoi eredi, tedeschi e non, saranno capaci di gesti simili.

 

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