Educazione e nuove competenze. Il ruolo dell’Unione europea.

Nonostante ciascun Paese sia responsabile del proprio sistema di istruzione e formazione, l’Unione europea offre supporto agli Stati membri per affrontare le sfide comuni imposte dai più recenti trend demografici, economici e sociali.

L’avvento della quarta rivoluzione industriale e i relativi processi di digitalizzazione della produzione stanno progressivamente portando al centro dell’agenda politica le questioni legate allo sviluppo di nuove competenze, ai nuovi paradigmi di lavoro e alle nuove qualifiche necessarie per la riconversione professionale a seconda delle esigenze che si manifestano nella società e nell’industria.

L’aumento dell’aspettativa di vita, il conseguente invecchiamento della popolazione e l’innalzamento dell’età pensionabile mettono inoltre in risalto l’importanza dell’apprendimento permanente per tutti i lavoratori.

Nell’ottobre 2017 l’OCSE ha pubblicato un rapporto sullo stato di salute del sistema educativo italiano e sulle competenze della forza lavoro del Paese. L’indagine ha coinvolto diversi portatori di interesse (rappresentanti del mondo dell’istruzione, delle imprese, dei sindacati e dei diversi livelli di governo) e sottolinea alcune importanti aree di miglioramento che mirano a superare il basso livello medio delle competenze di molti individui e le difficoltà che i giovani incontrano nel mercato del lavoro, legate anche alla necessità di approfondire alcune competenze trasversali come il lavoro di gruppo, la flessibilità e il rispetto delle scadenze.

Il rapporto OCSE sottolinea infine la sfida rappresentata dal coordinamento delle politiche per le competenze tra i diversi settori e livelli di governo rappresenta una sfida per tutti, Italia compresa. In Italia, gli ostacoli riconosciuti per l’attuazione efficace delle politiche pubbliche includono la debolezza del sistema di coordinamento tra il centro e i governi regionali, l’incertezza indotta dall’instabilità di quadri giuridici e normativi, la scarsa pratica della consultazione con i principali stakeholder.

L’Unione, nell’àmbito della Strategia Europa 2020 che delinea le iniziative comuni per la crescita inclusiva e sostenibile, ha fissato una serie di obiettivi sfidanti e di ampio respiro che prendono in considerazione non solo l’apprendimento permanente e il rafforzamento della mobilità fra i diversi Paesi, ma anche la promozione della qualità e dell’efficacia dell’istruzione, incoraggiando la coesione sociale e la cittadinanza attiva. Allo stesso modo, è data enfasi alle competenze più trasversali che riguardano creatività, innovazione e spirito imprenditoriali.

La loro attuazione è misurata da una serie di parametri di riferimento, i più importanti dei quali puntano a garantire che, entro il 2020, aumenti il numero dei laureati, si riduca l’abbandono scolastico e si incrementi il numero di soggetti che fruiscono di formazione permanente. Dovrebbe inoltre essere ridotto, sempre entro il 2020, il numero dei quindicenni con risultati insufficienti in lettura, matematica e scienze.

Questi obiettivi sono stati oggetto, nel 2015, di una valutazione intermedia da parte della Commissione europea che ha evidenziato la necessità di ulteriori sforzi per incentivare il ricorso più attivo a pedagogie innovative e a strumenti per lo sviluppo di competenze digitali, e per rafforzare il sostegno a insegnanti, formatori, dirigenti scolastici e altri membri del personale del settore dell’istruzione, che svolgono un ruolo chiave nel garantire il successo degli studenti e nell’attuare la politica dell’istruzione. Agevolare la mobilità per l’apprendimento a tutti i livelli e aumentare l’impegno per ovviare alla carenza di investimenti nel settore dell’istruzione sono ulteriori elementi di attenzione che, secondo la Commissione europea, possono contribuire all’efficacia globale delle politiche educative.

Lo scorso settembre il Parlamento europeo ha approvato un rapporto di iniziativa denominato New Skills Agenda for Europe che fissa alcuni punti di riferimento riguardanti non soltanto le tipiche competenze tradizionalmente necessarie nel mondo del lavoro, ma anche quelle più trasversali che riguardano lo sviluppo della creatività, dell’imprenditorialità e del pensiero critico e che riguardano anche l’accrescimento di quella sensibilità civica che permette di partecipare a pieno titolo alla vita democratica e sociale. L’approccio proposto dal rapporto ha anche il pregio di riconoscere la dinamicità delle competenze in un mondo del lavoro in continua evoluzione e conferisce importanza alle azioni in favore dei cosiddetti NEET.

Ancora troppe persone infatti, soprattutto in certe aree dell’Unione europea, né studiano né lavorano e rappresentano quindi un gruppo svantaggiato che necessita di una priorità e di un’attenzione particolare.

Le strategie e le azioni messe in atto a livello comunitario permetteranno, se attuate in modo coordinato e in maniera inclusiva, di realizzare una convergenza europea in materia di competenze e formazione, affinché nessuna zona dell’Unione sia lasciata indietro.

Il vantaggio competitivo generato da livelli omogenei di competenze e qualifiche potrà essere di giovamento a una crescita solida e intelligente dell’intera Europa.

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