Debacle italiana al Consiglio europeo: Dublino non cambierà, nessuna solidarietà sulla gestione dei migranti

Più che un compromesso, le conclusioni del Consiglio Europeo sulle migrazioni rappresentano una vera e propria debacle per l’Italia.  Macron impone gli hot-spot “controllati” che per ora esistono solo sul suolo italiano, Angela Merkel incassa la vittoria sui flussi secondari, che dalla Germania e dagli altri paesi europei verranno ora rimpatriati nel nostro paese. Il premier Conte invece non porta a casa nulla, salvo un generico impegno sulla riforma di Dublino che di fatto viene archiviata definitivamente: non soltanto infatti non viene fissata una data per la ripresa della discussione, ma si stabilisce che d’ora in poi ogni ipotesi di modifica debba avvenire per “consenso” ossia con l’unanimità di tutti e ventisette gli stati membri. Cosa che non avverrà mai, data la ferma opposizione del leader ungherese Orban e degli altri paesi del cosiddetto “Blocco di Visegrad”.
In buona sostanza, il principio che esce dal Consiglio Europeo è che “chi sbarca in Italia resta in Italia”. Tutto il contrario di quello che auspicava il nostro paese, in linea con la proposta di riforma del Parlamento Europeo che stabiliva la suddivisione dei migranti sulla base di un meccanismo obbligatorio che stabiliva che “chi sbarca in Italia sbarca in Europa”. Ora, invece, ben difficilmente i migranti giunti nel paese di primo approdo potranno essere suddivisi fra gli altri stati europei che dovrebbero accoglierli  “su base volontaria”: lo dimostrano gli esiti fallimentari del Piano di ricollocamento straordinario approntato nel 2015 dalla Commissione Europea , che vide la tiepidissima adesione dei partners europei rispetto alla presa in carico “volontaria” di 160 mila rifugiati provenienti prevalentemente da Eritrea, Iraq e Siria.
E’ decisamente eccessiva dunque l’enfasi con cui il premier Conte annuncia che “l’Italia non è più sola”. Più che sulla condivisione e sulla solidarietà infatti la strategia europea ora punta all’esternalizzazione del problema , attraverso il rafforzamento delle frontiere sul Mediterraneo e con la creazone delle cosiddette piattaforme di sbarco regionali, da gestire in stretta collaborazione coi paesi terzi interessati, l’Unhcr e l’Oim.
Unica novità, nel territorio dell’UE, sono i già citati centri sorvegliati da istituirsi negli stati membri su base volontaria per quanto riguarda i flussi primari. Mentre sui flussi secondari passa la linea del respingimento al paese di primo approdo.
L’Italia dunque è ancora sola e lo rimarrà a lungo, fintanto che il nostro paese non sarà in grado di capire che alla politica muscolare è sempre meglio opporre la pazienza del dialogo. A vincere questa partita sono solo gli  amici del Ministro Salvini: il premier Orban ed il suo omologo tedesco Horst Seehofer.

Categorie: Notizie

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