Dibattito costituzionale, Soru: “La riforma rafforza le Autonomie regionali”

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“L’autonomia regionale esce rafforzata, non diminuita dalla riforma costituzionale”. E’ questo il messaggio lanciato da Renato Soru in occasione dell’incontro “Costituzione, le ragioni della Riforma”, organizzato sabato 5 novembre a Quartu ed al quale l’europarlamentare ha partecipato in qualità di presidente della neo nata Associazione SardegnaEuropa. “Questa riforma, che dice che tutti gli Statuti potranno essere modificati d’intesa, inquadra dentro la stessa protezione costituzionale l’intero Statuto ed anche la regola fondamentale della nostra compartecipazione finanziaria, l’articolo 8: è un vantaggio enorme.”

“Fino ad oggi non è stato così- spiega poi Soru:  “L’articolo 8, cioè quello che stabilisce quale percentuale del gettito fiscale deve essere restituito alla nostra isola, non è mai stato protetto come norma costituzionale. Poteva cioè essere modificato da un provvedimento del presidente del Consiglio approvato dal Parlamento, senza nessun preavviso alla Regione”.

Per questo l’autonomia regionale”, dice Soru, “viene enormemente rafforzata da questa riforma, ed è per questo che gli altri dicono no”. Il riferimento è qui al costituzionalista Michele Ainis, che ha argomentato la sua contrarietà alla riforma sostenendo fra l’altro che per effetto dello strumento dell’intesa sugli Statuti le regioni a Statuto Speciale si trasformerebbero di fatto quasi in “mini-stati”.

Ma non è solo per questo motivo che Soru tifa per la vittoria del SI al referendum.  “Il mondo è profondamente cambiato. Ci servono delle istituzione diverse, più adatte all’oggi. Quando abbiamo fatto la Costituzione non esisteva l’Europa, che pure impatta enormemente oggi sulla nostra vita: basti pensare alle opere pubbliche, le infrastrutture, i piani di sviluppo rurale: sono fondi europei, programmati dentro uno schema di regole europee, dentro una collaborazione tra Regione, Stato ed UE”.

Ancora. “Quando abbiamo fatto la Costituzione non c’erano le regioni ordinarie, sono nate negli anni 70, né c’erano le istituzioni comunali come le conosciamo oggi con l’elezione diretta del sindaco. Era un mondo diverso, e possiamo ben adeguare quegli aspetti che sono nati non nella parte migliore della volontà dei costituenti -quella che ha prodotto i principi fondamentali e la prima parte della Costituzione- ma dal timore in una contingenza che era oggettivamente difficile per l’Italia.

L’eurodeputato ed ex presidente della Regione spiega poi che i motivi del suo impegno nella campagna referendaria deriva in parte anche da alcune esperienze passate, come l’occasione sfumata della legge Statutaria: prima approvata dalla maggioranza in Consiglio Regionale, poi confermata dal mancato raggiungimento del quorum al referendum del 2007, ed infine messa da parte e mai più ripresa dopo un pronunciamento della Consulta. “Son passati 10 anni, credo che ne passeranno molti altri: non fare le cose significa rimandarle per decenni. Qual è il risultato? Se avessimo tenuto fede al referendum e ad una legge già approvata dal Consiglio regionale oggi avremmo un’equilibrata rappresentanza di genere all’interno delle istituzioni regionali,  avremmo delle norme che regolano il conflitto di interessi, l’incompatibilità, l’ineleggibilità; sapremmo quale deve essere la ripartizione di compiti tra organo esecutivo e legislativo, con quale criterio di rappresentanza. Se ad esempio avessimo aggiornato le competenze del Consiglio regionale oggi questo si potrebbe occupare di organizzazione di fondi europei, cosa che non può fare, non può esercitare su un capitolo così importante le sue funzioni di indirizzo, di controllo, di verifica”

Per questo, conclude Soru, è importante non temere il cambiamento e dare impulso alle riforme: “La tradizione non è custodire la cenere. La tradizione è tenere vivo il fuoco. Noi oggi dobbiamo mettere legna al processo costituzionale e far ripartire l’Italia”, ha concluso Soru.

 

Il VIDEO integrale dell’intervento è visionabile sulla pagina Facebook ufficiale Sardegna Europa.

 

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