BLUE ECONOMY: LO SVILUPPO SOSTENIBILE VIENE DAL MARE

L’acqua copre il 72% della superficie terrestre e gli ecosistemi oceanici e costieri offrono un notevole servizio ecologico e economico agli esseri umani.

L’espansione dell’attività umana, tuttavia, pone sfide sempre più dure alla resilienza delle risorse marine e costiere. Il potenziale dell’oceano nel soddisfare le necessità dello sviluppo sostenibile sono enormi ma può essere mantenuto tale solo se tali attività saranno gestite in modo sano, produttivo e sostenibile.

Con il crescente riconoscimento del importanza degli oceani e delle coste e la consapevolezza che loro il capitale naturale è in declino, molti paesi hanno posto maggiore attenzione alla rivalutazione il valore dei loro oceani e coste e hanno promosso delle strategie per sviluppare un’economia blu sostenibile.

L’Economia Blu interessa tutte le attività che hanno un legame diretto e indiretto con l’oceano, potrebbe essere un driver per il benessere e la prosperità dell’Europa. Nell’ambito di questa economia i settori sono fortemente interconnessi e interdipendenti, si basano su infrastrutture condivise e competenze comuni ma soprattutto sull’uso sostenibile del mare da parte di tutti i settori. Caratteristica fondamentale dell’economia blu è la sostenibilità, infatti occorre tener conto infatti della fragilità ambientale e per questo bisogna orientarsi alla riduzione dell’impatto delle attività marittime come lo scarico di sostanze nocive o l’emissione di quelle inquinanti.

Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, le attività nell’economia blu generano un valore aggiunto lordo di circa 500 miliardi di euro l’anno e impiegano 5,4 milioni di persone nell’Unione europea, il 97% circa delle quali in cinque grandi settori: navigazione, costruzione navale, non-living resources (petrolio e gas), living resources (pesca e acquacoltura) e turismo costiero.

L’Unione Europea consapevole del valore di questa economia nel 2012 aveva lanciato la “Crescita Blu”, una strategia a lungo termine per la valorizzazione del potenziale inutilizzato degli oceani, dei mari e delle coste in termini di crescita e occupazione. Un potenziale piuttosto significativo se supportato da adeguati investimenti e ricerca.

L’iniziativa della Commissione per la Crescita blu dà impulso a uno sviluppo sostenibile nel settore marittimo e individua cinque settori caratterizzati dal potenziale elevato per l’occupazione e la crescita:

• acquacoltura;

• turismo;

• biotecnologia marina;

• energia oceanica;

• estrazione dai fondali marini.

Una delle sfide per la politica marittima, ad avviso della Commissione, è ora quella di incoraggiare la crescita di quelle attività attività emergenti (Desanilizzazione, Protezione dell’ambiente costiero, Energia eolica offshore, energia oceanica e la bioeconomia blu/biotecnologia) che favoriscono e stimolano l’innovazione incoraggiando gli investimenti.

La Strategia prevede in particolare azioni per accrescere le conoscenze oceanografiche, migliorare la gestione delle attività marittime e garantire la sicurezza (ovvero la sorveglianza marittima integrata) delle acque dell’UE. Inoltre vi è riconosciuta la necessità di adottare approcci su misura relativamente ai sette bacini marittimi europei, tra cui il Mar Mediterraneo, al fine di soddisfare le esigenze di ogni singolo bacino e incoraggiare i Paesi coinvolti a lavorare insieme.

Alla strategia è seguita la comunicazione “Iniziativa per lo sviluppo sostenibile dell’economia blu nel Mediterraneo occidentale”, presentata nell’aprile del 2017 in accordo con con l’Unione del Mediterraneo che mira a rafforzare il coordinamento e la cooperazione trasfrontaliera nella regione.

I paesi dell’Area del Mediterraneo coinvolti sono 10: Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Malta, Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia e non si escludono collaborazioni future con altri partner.

La comunicazione promuove una serie di azioni prioritarie con il fine di:

• garantire maggiore sicurezza e protezione nello spazio marittimo;

• promuovere una crescita blu sostenibile e la creazione di posti di lavoro;

• preservare gli ecosistemi e la biodiversità.

L’iniziativa mira, inoltre, a un uso coordinato, efficace ed efficiente degli strumenti finanziari, avvalendosi della piattaforma di investimento per il vicinato istituita dall’UE nell’ambito del Piano europeo per gli investimenti esterni (PIE), che si propone di mobilitare investimenti privati combinando strumenti esistenti con una nuova garanzia nel contesto del nuovo Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD), che sarà composto da due piattaforme regionali di investimento per l’Africa e per il vicinato dell’UE.

Categorie: Notizie

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