AP-UpM: una tabella di marcia per la crescita inclusiva del bacino del Mediterraneo

Il 12 e 13 maggio ho partecipato alla tredicesima Assemblea Parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo, presieduta dall’Italia.

Ho avuto l’onore di presiedere i lavori della Commissione Politica, Sicurezza e Diritti Umani, che sono stati caratterizzati da un ricco dibattito e si sono conclusi con l’approvazione di una raccomandazione finale.

Pur nelle diversità delle posizioni e nonostante le distanze geografiche e culturali dei vari membri, abbiamo discusso in modo franco di come immaginare insieme un futuro di pace e prosperità per il bacino del Mediterraneo.

Abbiamo approvato una raccomandazione finale che impegna i Parlamenti dei diversi Paesi ad una azione comune per gli obiettivi indicati. Nell’approvazione della raccomandazione ci siamo anzitutto interrogati sul ruolo e sulla missione dell’Unione per il Mediterraneo (UpM), nove anni dopo la sua formale costituzione.

Abbiamo dato ampio spazio al tema delle migrazioni, fenomeno che necessita una risposta collettiva che sappia guardare a questi grandi e inarrestabili movimenti di persone come un’opportunità da cogliere e non solamente come un’emergenza da affrontare.

Nel merito, condividiamo l’intenzione della Commissione Europea di mettere a disposizione nuovi strumenti finanziari per affrontare le ragioni che stanno alla base delle migrazioni. A tal proposito abbiamo anche formalmente richiesto che l’Assemblea Parlamentare sia maggiormente coinvolta nella definizione degli obiettivi e delle politiche, nonché nella modalità di utilizzo delle risorse disponibili.

Si tratta, nello specifico, di incoraggiare una crescita inclusiva tramite l’avvio di nuove ed importanti riforme strutturali dell’intera regione, supportando la realizzazione di progetti a carattere locale che abbiano come obiettivo lo sviluppo delle piccole medie imprese, il rilancio dell’occupazione giovanile e l’attrazione di investimenti strategici. Su questi temi la nostra Commissione Politica e l’UpM possono e devono giocare un ruolo importante.

Ho apprezzato molto la discussione della Commissione Politica, in particolare lo sforzo di mettere al centro del dibattito la necessità di trovare dei punti comuni, di ridurre le distanze, di immaginare il Mediterraneo come il luogo delle opportunità, proprio a partire dal fenomeno delle migrazioni.

Tuttavia abbiamo consapevolezza dei limiti esistenti. Sappiamo che nessuna politica di sviluppo, cooperazione e condivisione dei valori è in grado di produrre risultati fintanto che permangono conflitti che ostacolano lo sviluppo pacifico del dialogo, a partire da quello Israeliano – Palestinese.

A tal proposito, durante i lavori della Commissione, ho ascoltato con interesse l’intervento di Erel Margalit, rappresentante della Knesset israeliana, che ha esposto i contenuti di un’iniziativa che prevede l’istituzione di un fondo sulla cooperazione in agricoltura, in istruzione, in ricerca e in tecnologia. Credo che questo tipo di iniziative, ad alto impatto economico e sociale, rappresentino la strada più sicura per facilitare il dialogo e la comprensione tra i popoli del Mediterraneo, anche tra quelli in conflitto. L’idea di fondo è cercare di concentrare il dialogo e gli investimenti su nuovi punti di collaborazione e opportunità comuni, invece che confrontarsi sempre e solo sui punti di divisione.

Già oggi alcune collaborazioni e società comuni tra giovani Palestinesi e Israeliani ci indicano che anche questa è una strada possibile. A maggior ragione se saranno riconosciuti i diritti comuni ed un compromesso alto sotto l’egida delle risoluzioni ONU.

Sono sicuro che l’Assemblea continuerà rappresentare un luogo di dialogo aperto, trasparente e democratico che giocherà un ruolo di grande importanza sul futuro del bacino del Mediterraneo.

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