Alcoa, la superinterrompibilità non ostacola la concorrenza europea e va prorogata

La sicurezza dell’approvvigionamento energetico è vitale per l’Europa: a dirlo ora è anche la Corte dei Conti europea in una relazione che indica come obbiettivo strategico il completamento del mercato interno dell’energia e la condivisione delle risorse esistenti.

Queste indicazioni sono in gran parte coincidenti con quelle recentemente pubblicate dal Parlamento Europeo nel Competition Report 2015: il Parlamento sottolinea l’importanza dell’economicità, della sostenibilità e della sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Inoltre ritiene che la politica di concorrenza debba  contribuire a un approvvigionamento energetico a prezzi accessibili per i consumatori e le imprese.

Appare pienamente evidente in base a questi orientamenti l’ammissibilità del regime di superinterrompibilità applicato alle grandi aziende energivore delle due isole maggiori, proprio perché funzionale a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento del sistema ed evitare i grandi black out.
Inoltre, le remunerazioni collegate a questo regime sono in grado di compensare almeno in parte gli squilibri di costo legati al consumo di energia.

In queste ore a Bruxelles si sta giocando una partita decisiva per il futuro dell’ Alcoa di Portovesme e per un segmento strategico dell’industria italiana. Sulla proroga della superinterrompibilità, e del regime di remunerazioni ad esso collegato, pesa l’orientamento tenuto fin qui dalle autorità per la concorrenza, restie a prolungare questo regime per timore di distorsioni di mercato. Ora però la Commissione Europea non può non  tenere conto dei pronunciamenti di altri due importanti organismi europei, che suggeriscono un atteggiamento di flessibilità nell’ottica di una maggiore stabilità ed accessibilità all’approvvigionamento energetico, anche sotto il profilo economico.

In un recente intervento sul doppio binario UE negli aiuti di stato alle banche, ho già avuto modo di dire che l’errata interpretazione delle norme da parte della Commissione è diventata un grave ostacolo ad una vera integrazione europea e che è giunto il tempo per dare un nuovo corso alle politiche europee per la concorrenza.

La tutela della concorrenza non ha mai significato che a questo principio avremmo dovuto sacrificare tutto: interi settori industriali, competenze accumulate, lavoro, dignità dei lavoratori e delle loro famiglie. E davvero non è tollerabile assistere ad ingentissimi aiuti di stato ancora oggi in essere per il salvataggio delle banche tedesche mentre si continua a negare lo stesso atteggiamento verso il nostro patrimonio industriale: come a dire che è possibile dare soldi di stato a tasso zero in favore delle banche ma non è possibile ridurre il costo dell’energia in Sardegna a condizioni europee.
Per questo ci aspettiamo che la Commissione Europea tenga conto del patrimonio rappresentato dalla filiera dell’alluminio in Sardegna, ed agisca con misure concrete volte a rilanciare lo stabilimento di Portovesme ed a garantire la sostenibilità delle sue produzioni sul mercato.

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